Fatto!

Non mi piace lasciare le cose in sospeso.

Stamattina lle ore 5,00 sveglia in punto prendo una canotta, una t-shirt e un paio di maglie a manica lunga e vado in auto a  Bolognano, da dove partirò per un allenamneto verso il  monte Stivo, quota 2020 s.l.m.. Circa 1300 mt. sopra i tetti dell’Eremo di San Giacomo, abituale meta dei miei allenamenti sulla montagna tridentina.

La settimana scorsa non ero riuscito ad andare fino al rifugio per mancanza di tempo del mio amico Ben. Ci eravamo andati vicino, ma soprattutto eravamo partiti da 1200mt circa, con un dislivello e un chilometraggio decisamente ridotto rispetto all’allenamento che mi metto in testa di completare oggi.

E oggi non ce n’è di scuse! Devo partire dal BASSO e arrivare in ALTO. Costi quel che costi!

La meta è il Rifugio Marchetti, che si raggiunge dopo circa 18 km, molti su asfalto e tornanti vertiginosi, e dopo aver affrontato un dislivello di circa 1900mt. Per un totale tra andata e ritorno di circa 36 km. Non  hp mai superato i 23 km, e comunque sempre su percorso pianeggiante o sui colli della Brianza, dalle mie parti.

Oggi schiatto, mi dico! Va bene, schiatta pure, ma arrivi lassù, e poi torni giù. Punto e basta.

DETTO….FATTO!

(Tra il dire e il fare, qui c’è di mezzo …il monte, e circa 2000 kcalorie perse!)

2 ore e 40′ per l’ascesa e ben 2 ore e 10′ per la discesa, lenta, a causa di un dolorino al ginocchio sinistro. Dei 36km, 8 km sono su sterrato con massi di ogni tipo e dimensione (ci è scappato anche un calcione involontario che mi ha rotto un’unghia!).

Ma giunto in cima, al Rifugio Marchetti ho goduto 5 volte:

1) mi sono seduto

2)ho mangiato uan fetta di crostata

3) ne ho mangita un’altra (che buona)

4) ho bevuto un bruleè alle mele, arance, e aromi vari. Caldo, perchè ero infreddolito (mentre nelle stesse ore il mio Gargano drammaticamente brucia, con una temperatura di oltre 20° superiore a quella del Monte Stivo!)

5) il panorama è incantevole. Si vedono un paio di Monti che mi dicono essere alti 3500 mt., coperti di neve, che quasi la tocchi. Si vede il Lago di Garda. Tutto. Dall’inizio fino alla fine. Che spettacolo!!!

Torno giù, per rientrare al lavoro, ma noto che la mia panza fa i “capricci”. Mi costringe a fare diverse soste per provare scongiurare ed esorcizzare l’incombente rischio dello squaraufertilizzante per i boschi, ma…dopo  un po’ devo fare la … “sosta tecnica”. Non posso proprio farne a meno. …per fortuna ho dei fazzolettini con me. La cosa era già successo una prima volta nel parco di Monza mesi fa ed ho imparato la lezione.

Ma  la “carta magica” del mitico ZIO, pur non avendola ancora provata, sono sicuro, dev’essere tutta un’altra cosa!

Rinetro in albergo, doccia, stretching e…al lavoro, con qualcosa in più nel cuore, e qualcosa in meno nella panza, da poter raccontare.

Alla prossima

Il Panda, Lo Zio e Lo Stambecco

Letto così sembra il titolo di una storia di Topolino, o di qualche altro fumetto della Disney. E già che un vignettista vero c’è tra i personaggi citati. E’ un signor atleta, è un tipo in gamba, ed una gran brava persona.

E’ lo zio, alias Marco Terraneo, col quale mi do appuntamento stamattina ad Erba alle ore 6,45, per andar a recuperare insieme un suo amico, tale Marco in arte Stambecco (un nome un programma!!!) e partire alla volta di Rasura, in Valgerola, dove si disputa la Rasura Bar Bianco, corsa in montagna.

Alle ore 9,30 è prevista la partenza, ma arrivaimo con largo anticipo, dunque si fa in tempo abbondantmente a riscaldarsi, a fare qualche bisogno tecnico-fisiologico (l’aria di montagna stimola) e addirittura ad improvvisarci (complice lo Zio) fornitori ufficiali per gli atleti che risulteranno sul podio a fine gara, di quel bene indispensabile in momenti “delicati”: la carta igienica!

Prestiamo della carta igienica per un improvvisata scenetta nei prati a degli atleti che poi giungeranno PRIMO e SECONDO al traguardo, dopo aver dato del fertilizzante naturale ai prati di Rasura, mentre amici immortalano con una digitale il loro “atto glorioso”!

Quasi quasi la prossima volta la faccio anche io nei prati, Zio non dimenticarti la carta! E che sia la stessa marca di oggi!

In realtà i primi della clasifica sono dei signori atleti, che i 5,750 km li corrono tutti d’un fiato (mentre la maggior rparte degli altri, ovviamnete me compreso, camminerà molto, non riuscendo a correre su pendenze proibitive) su un dislivello di circa 700 mt.

Fa caldo, vado in crisi prima della metà gara, e mi passano davanti signore “culone” (è un’espressione affettuosa, nessuno si offenda), signori baffoni attempati, ragazzine e così via. Sono alla ricerca continua di fontane e fontanelle, per improvvisare copiose docce in un giorno che si preannunciava come tra i più caldi dell’estate, con un tasso di umidità significativo. E io ho le gambe totalmente imballate dalle ultime uscite, tutte in montagna!

Arrivo in cima dopo circa 50′ o poco più, con un distacco eterno dai miei compagni di viaggio, ma con la soddisfazione di chi prova ad affrontare sfide sportive non alla propria portata, con lo stesso spirito di chi mi precede (moltissimi) e di chi mi segue (pochini). Tutti accomunati dalla passione per la corsa in natura, la corsa in montagna. Pochi mesi fa non avrei mai pensato di farne gare in montagna. E ne ho fatte due in una settimana.

Vuoi vedere che prima o poi ci scapperà anche la prima maratona?

….Naaaaaa

Alla prossima

Caprioli all’alba

Finalmente a casa. Dopo una settimana in Trentino sono appena rientrato a Monza. Un po’ di coda in autostarda, una bella dose di caldo in casa, che era chiusa da giorni, un salto all’Esselunga a comprare qualcosa da mangiare, un rapido pranzo e poi di nuovo al lavoro. E pensare che stamattina, in concomitanza con la mia 2nd lesson of English di corsa in altura, a 760 mt., nei pressi dell’Eremo di San Giacomo sul Monte Stivo, lo scenario alle 5,30  era questo: un bel capriolo, che dopo aver visto me e Ben, il mio friend&teacher, è scappato ed ha raggiunto un suo simile, un secondo capriolo suo “compagno di fuga”, per poi sparire nel folto bosco. 

Intanto da stamattina mi pare stia crescendo la condizione atletica specifica per la corsa in montagna: fatico meno in salita rispetto a qualche giorno o settimana fa, e addirittura mi capita di staccare Ben sul trato più ripido, Ben che, alla Bolognano – Velo, in cima,  mi aveva dato 3 minuti di distacco.

Ma poi lo aspetto, mi raggiunge e continuiamo insieme l’allenamento, per un totale di circa 13 -14 km.

Mi soffermo e  ripensando alla facilità di corsa dei 2 caprioli mi dico:

“Questi due sì che avrebbero fatto il podio alla Bolognano – Velo!!”

Alla prossima

English Lssson to the Monte Stivo

Iniziamo col dire “per fortuna”.

Per fortuna Ben, il mio amico inglese, stamattina non aveva molto tempo. Non ne aveva a sufficienza per provare a fare quello che avevo in mente. Che mi sognavo di poter fare. Che proabbilmente non sarei riuscito a fare!

Ore 5,40 del mattino. Dopo aver contrattato, decidiamo (…decide) di portarci da Bolognano sino al passo Santa Barbara (mt 1200 circa s.l.m.) in macchina. Lungo il percorso, noto che ci sono solo 15° C , 20° in meno rispetto a ieri sera. Intanto, quasi investiamo un capriolo, ma arriviamo in pochi minuti all’area parcheggio. Da lì si parte per la vetta del Monte Stivo. Quota 2000mt, sarà il mio personal best!

Il patto, vista la delusione che Ben mi procura, è che ci arriveremo parlando in inglese, non in italiano, così ne approfitto per perfezionare (sarebbe meglio dire re-imparare) la lingua.

 Ben, 29 anni,  mi racconta che due anni fa ha fatto la guida turistica in un campo estivo con 15 olandesi per 3 settimane sopra i 3500 mt. L’anno scorso ha fatto vacanza da solo camminando e correndo per 700km tra la Francia e la Spagna. E’ appassionato di storia, conosce il luogo, e così mi mostra una trincea della Grande Guerra, lungo il percorso. Affascinante e suggestivo scenario!

Ma l’intero scenario complessivo di cui si gode, è ovviamente splendido, il terreno ancora (ahimè!) troppo roccioso, e ai 2000 mt ci arriviamo, in un modo o nell’altro, ancora troppo sbilanciati suil cammino rispetto alla corsa. In poco meno di un’ora. Dalla cima, mi dice, nelle giornate più limpide si vede addirittura Venezia. Abbiamo il tempo di fermarci sulla costa occidentale del Monte Stivo, poco distante dal Rifugio Marchetti e dall’osservatorio. Condividiamo lo spazio con due cani randagi un po’ troppo incazzosai e minacciosi, un escursionista, una mandria di cavalli e mucche lasciati liberi di pascolare.

Sono quasi le 7. E’ tardi per Ben! Deve scappare al lavoro. Ci buttiamo allora a velocità folle per una scorciatoia, la cui pendenza e la cui percorribilità vi lascio immaginare.  I quadricipiti urlano di dolore, le ginocchia piangono, le mosche cazzutissime d’altura mi inseguono su un terreno dove devo fare slalom tra merde grandi quasi quanto un monolocale milanese, tante buche e moltissimi sassi. Risultato, anche oggi…cado! 3 volte! Per fortuna non sulle maxi-cacche! Ben mi ripete: “Danielo….you often slip” (…più o meno “scivoli sempre! eccheccacchio!!!”)

Arriviamo in poco più di venti minuti all’area parcheggio. Sono stanco, ma domani voglio correre ancora! Ben ci sentiamo stasera?

Gli dico “If we’re not so tired we can organize for tomorrow morning”.

Mi dice “It’s ok”! … Mi rimane un dubbio: avrà capito cosa gli ho detto?

 

See you to the next time!

La quiete prima della tempesta

Ieri mattina sveglia ll’alba e giro “turistico” tranquillo attorno ad Arco, puntatina sulla cima Colodri a quota 400mt., per assaporare il morso ai quadricipiti e ripagare lo sforzo grazie al bel panorama sul lago; poi  passaggio su un sentiero di sassi di ogni ordine e grado (che dolore ai piedi!) e rientro dopo 1 ora e mezza circa.

Stamattina: riposo! Mi sono svegliatoa alle ore 5,10, ma le gambe mi hanno sconsigliato di andare a correre. Daltronde i “guru del running” suggeriscono di ascoltare i messaggi del corpo. Fatto. Mi giro dall’altra parte e dormpo fino alle 6,30.

….Ma la foto che vedete qui sopra è il traguardo che domattina, a partire dalle ore 5,30 punterò e cercherò di raggiungere.

Si chiama Monte Stivo, altitudine 2059 metri.

Tra un’ora mi incontro con Benjamin, un ragazzo inglese che fa arrampicate e corsa in montagna eche ha crso con me la Bolognano Velo. Con lui pianificheremo la “cazzata” di domani mattina. 20km circa di salita con dislivello di 2000 mt! E 20 km di discesa! Totale: quasi una maratona (mai fatta!)

La sfida mi intriga da matti: non sono mai andato oltre i 23 km in pianura e non sono mai andato oltre i 1170 mt di altitudine nella mia vita. Il dislivello massimo mai afforntato è pari alla metà di quello che coprirò domani.

Se domani non leggete di me, si prega di mandare qualcuno a  recuperarci lassù. Grazie.

 

Alla prossima

Prima corsa in montagna

 

La mattina inizia in modo anomalo… ore 7,40, colazione appena fatta giù in albergo, torno in camera indosso completino da gara e…. ogni volta che provo ad uscire dall’albergo per recarmi sul luogo della partenza, devo tornare sui miei passi e …. fare una scappata in bagno! Lo faccio una prima volta, una seconda, una terza e…addirittura una quarta. Questi “numeri” sono per me usuali in una settimana, forse anche in una decina di giorni! Non certo in una manciata di minuti!!!

Sarà l’emozione o quel che ho mangiato ieri sera? Bah, vedremo in gara…

E’ il 15 luglio! Giorno della Bolognano – Velo, e si corre non distante da Arco di Trento. E’ la mia prima corsa competitiva in montagna. E’ il giorno della mia Bolognano-Velo…

Giungo alla partenza alle ore 8,30, ritiro il pettorale e noto che la giornata si preannuncia calda. Molto calda. Circa 30°!

Do un’occhiata ai volantini delle prossime gare locali, per decidere quale sarà il prossimo appuntamento, ma poi mi concentro sulla cartina altimetrica del percorso che coprirò, oggi dalle ore 10.

Un lungo riscaldamento, e incrocio un giovane ragazzo Keniano (che vincerà la gara) e Molinari, quarantenne mai domo, pluricampione europeo e mondiale. Ne approfitto per fare un po’ di stretching di fianco a loro, e nell’occasine osservo da vicino questi campioni: entrambi hanno muscoli in apparenza inesistenti, corporatura snella, atteggiamento rilassato, per nulla teso e comportamento assolutamente normale. Non s ela tirano affatto. Anzi. E la cosa, confrontata con i campioni di altri sport, mi sorprende piacevolmente.

Il direttore gara fa la “spunta” dei presenti, ore 9,55.

Alle ore 10, come previsto, con estrema puntualità, il “bang” del VIA!

La Bolognano-Velo prevede un percorso durissimo che dai 130 mt s.l.m della partenza, conduce a quota 170 mt. in 9630 mt. con un dislivello di oltre 1000 mt.

 

Avendo studiato con attenzione la cartina, decido di dividere mentalmente la gara in 3 tronconi:

A) i primi 2km al 4% di pendenza,

B) circa 3 km di sentiero con pendenza media del 26% (e punte oltre il 30%!!!),

C) 3km al 4% in cui l’ultimo km ha una pendenza del 13% circa.

Bene! Amministro le energie nel primo troncone, in cui facciamo un giro all’interno del desolato ma bel paesino, Bolognano. Mi tengo in coda al gruppo con la sensazione volutamente forzata, di sentirmi “sotto-ritmo”, per potermi permettere di scaldarmi ben bene e poi provare nel temutissimo troncone B a verificare se le mie vecchie doti di ciclista scalatore (di oltre 12 anni fa!!!) sono confermate ache sulla corsa in montagna. E qui arriva la prima sorpesa! Dobbiamo tutti (almeno quelli e riesco a vedere, ma sono quasi tutti) scordarci di poter “correre”. Qui è d’obbligo camminare, neanche tanto veloce, e in alcuni punti mi sembra si sfiori “l’arrampicata”!

Il sentiero terribile che va su sino alla Chiesetta di San Francesco è sterrato, d’un terriccio morbido sui lati, roccioso scomposto nel centro. Bene! Cioè…male! Qui dopo aver recuperato alcuni atleti – mi pare con soddisfacente slancio – scivolo una prima volta. Mi rialzo, cammino sguardo basso alla ricerca degli appoggi sicuri e dopo alcune centinaia di metri, le mie mizuno “slickissime” mi fanno scivolare ancora. Prima che finisca il sentiero scivolerò ancora due volte. Totale: 4 scivolate, quante le volte che son dovuto scappare in bagno stamattina. Pareggio! Spero che se ci debba essere un vincotore, vinca “la scivolta” e non il “bagno”. Non sarebbe davvero uno spettacolo decoroso!

La seconda sorpresa è che non mi fanno male le gambe, non sono a corto di fiato, ma ho una stanchezza muscolare nella zona lombare, dove muscoli non credevo neanche di averne! Il mal di schiena mi costringerà a fare diverse soste, in cui noto che il battito cardiaco fatica a scendere sotto le 165 pulsazioni. …da fermo! E 165 sono le pulsazioni medie registrate correndo nella gara in cui ho ottenuto il mio personal best sui 10.000, in 41’ circa.

Inizio a pensare…è tosta la Bolognano-Velo! Cazzo se è tosta!

Il troncone B, con le sue proibitive pendenze comincia a sembrarmi troppo lungo, infinitamente lungo. Ma non dovevano essre 3 km? Ora mi accorgo che inizano a lamentarsene anche le mie gambe, mentre con mia sorpresa resta decente l’affanno. Ma le gambe bruciano di stanchezza. Ho camminato sì , ho corso poco, finora, ma le gambe e la schiena fanno davvero male! Ma testrado e caparbio, continuo a recuperare alcune posizioni. Dopo circa 7 km alla fine del troncone B, trovo finalmente il ristoro e lo spugnaggio. E’ il secondo, ma il primo è stato una vita fa, già non me lo ricordo più! Ci sono circa 30°C , corriamo da oltre un’ora, ed il panorama, qui al ristoro è invitante. Siamo su un posto bellisiimo. Ad un’altezza che mi sembra elvetassima. In realtà siamo a circa 950 mt s.l.m. Bevo 5 bicchieri d’acqua, uno di the, mi rinfresco con 4 spugne, e mi godo il panorama. Me lo guardo e me lo osservo! Scruto in lontanazna scorci d’un paesaggio nitido eche si staglia nella Valle de Srca, a nord est del lago di Garda. E così, non me ne accorgo, sto fermo oltre 2-3’! …che sarà mai! E’la mia prima corsa in montagna! Ma intanto mi hanno superato credo una decina di atleti. Gli ultimi km sono sulla carta decisamente corribili ma, terza e ultima soprpresa….non ho più energie!!! Quando provoa correre, dopo aver tanto camminato, mi accorgo che sono in crisi! Caldo, fatica e altitudine mi portano giramento di testa, fischi alle orecchie e debolezza. Ed ho fame! E che fame! Non vi sono dubbi! Sono nel pieno di una crisi. Sensazioni simile le avevo provate tanti anni fa in un allenamento in bicicletta. Allora mi ero dovuto fermare in una casa, per elemosinare un tozzo di pane ed un pezzo di formaggio, per poter rientrare a casa!

Il troncone C, in cui avrei voluto spingere per recuperare ancora posizioni fino alla fine, mi si presenta come un calvario. Sembra che non abbia forze nenanche per superare un paio di ragazze che sul sentiero finale corricchiano e canticchiano allegramente! Beh, va bene la crisi ma questo mi pare troppo. Raccolgo le ultime energie (quali?dove?…non ne trovo!!!) e provo l’ultimo strappo. A questo punto dovrebbero mancare poco più di mille metri. Mi fermo. Cammino, Sento le voci del pubblico al traguardo, ma non vedo il traguardo. Riprendo a correre. Mi rifermo e cammino ancora. Sento la voce dello speaker e intravedo, finalmente il gonfiabile….sprint irrinunciabile da ex pistaiolo velocista (che si ostina a voler fare brutte figure su distanze lunghe), il che produce un “ingiustificabile” entusiasmo nel pubblico presente. Applausi e incoraggiamenti. Ma “de che?” Dietro credo ci siano davvero pochi atleti …chiudo in 1 ora 24’ e 40″. A circa 30’ dai primi, molto più vicino agli ultimi.

Corro in montagna da un mesetto circa e mi piace molto. Mi esaltano le salite, mi paice andar su e godermi il meritato panoram, il silenzio, la natura. Mi piace “correre” in montagna. Ribadisco, “correre”.

Ma oggi, francamente, mi rimane un grosso rammarico. La cosa che proprio non mi va giù è che oggi si sia corso davvero poco. Per due terzi personalmente ho camminato e ho visto camminare (e arrampicare). Non tanto per le pendenze, ma per il titpo di terreno friabile e sconnesso. Forse è tipico delle gare in montagna (d’altronde le conosco così poco), o forse siamo “scarsi” io e miei vicini di classifica. O, probabilmente, entrambe le cose.

Devo però concludere il mio racconto ammenbttendo che la manifestazione è stata organizzata con estrema precisione, massima cura e attenzione ai dettagli, e il pasta party finale rende merito di una corsa che per l’anno prossimo mi sento di consigliare a tutti. Tranne che a me.

Alla prossima.

Chi non corre in compagnia…

Ieri sera, ore 19, nonostante il gran mal di testa non resisto alla tentazione di andare a correre in compagnìa. Squilla il telfono, Max mi chiede  “allora, cosa hai deciso, vieni o no?”

Un attimo prima mi sentivo svenire per il mal di testa, un attimo dopo sono in macchina in direzione casa di Max, con canotta, pantaloncino e scarpette da running. 

Di nuovo al Parco di Monza, di nuovo con Runningmax. Ovviamente, nel parco non è una impresa ardua, cambiamo percorso, correndo per un’oretta tra sterrato e asfalto. Soffro come una cane per l’attacco della cefalea/emicrania/cervicale (???), ma porto a termine una seduta di allenamento di una decina di km che mai sarei riuscito neppure ad iniziare se fossi stato solo.

E noto con gran piacere che il tapabluff (RunningMax) sta recuperando energie, morale e salute. Corre ancora un po’  pianino, ma sta benone. Ed è quel che conta veramente.

Continuo, nonostante corra da molto tempo a stupirmi di come la corsa fatta con uno o più amici sia cosa completamente diversa dalla corsa solitaria. E’ una banale osservazione, ma provare la differenza mi da ogni volta grandi emozioni.

E dunque alla brigata tapasciona, a cui mi fregio di appartenere, dedico questo post, invitando i personaggi in foto e gli altri adepti a tornare a correre presto tutti insieme, come non capita da tempo. Le tapasciate invernali – si osservava ieri chiacchierando mentre correvamo con Max, – ci mancano da morire. Il clima spensierato, che contrastava col freddo a volte gelido e con gli orari assurdi delle partenze, riscaldava gli animi e ci concedeva attimi prolungati di serenità, benessere e divertimento.

Oltre ogni record personale, oltre ogni ripetuta, oltre ogni gara tirata…che idea  magica, la Brigata Tapasciona!

Alla prossima

A che ora apre il Parco?

Stamattina sveglia forzata alle ore 5,00!!!

 Mia moglie ieri è risultata vincitrice di un concorso e verrà assunta a tempo indeterminato. Urrà!!!

Siamo andati in pizzeria a festeggiare, poi 4 passi in centro a fare dello shopping in una Monza che al giovedì sera d’estate tiene i negozi aperti fino alle 23. Incontro TapaMax e il Tapacognato, anche loro sotto il torchio dello shopping delle mogli, faccio 4 chiacchiere con loro, e poi via a casa a riposare. Nonsapendo che pe rmia mkglie la versa festa doveva ancora iniziare!!!

Ore 5, dicevo,  mia moglie è già in fibrillazione ed è ancora felice ed emozionata per il risultato del concorso: si sveglia, mette la radio a palla e comincia a pulire casa a suon di musica!!! …alle 5 del mattino!!!

Mi giro e mi rigiro nel letto fino alle 6, poi quando mi accorgo che non è posiibile dormire per il volume della radio, immagino che tra un po’ verranno i vicini a “cantarcele”. L’idea non mi aggrada.

Sveglio son sveglio, allora tanto vale mettersi in movimento!

Infilo scarpette, pantolancini e maglietta rossa (omaggio della “Lesmo in Strada” dello scorso 16 giugno).

Via per il centro di Monza, voglio proprio vedere se è vero che il Parco più grande d’Europa apre alle ore 7,00. Ha qualche decina di entrate, non riesco proprio ad immaginare che in sincronia perfetta tutte vengano aperte alle ore 7,00, come recita il cartello su ognuna di esse. Scommetto che alle ore 6,30 qualcuna già è pronta ad accolgiermi! Procedo verso il centro della città, svuotata rispetto alla serata di ieri, e mi dirigo sulla Via Lecco per provare ad entrare da lì nei sentieri del Parco….Sorpresa!!! Il parco è già aperto. E allora via, ne approfitto, faccio un giretto tra i boschi, il sole inizia a salire sopra i tetti più bassi della città, i raggi passano tra gli alberi ma non scaldano ancora tanto, l’aria è frizzante, l’atmosefra è semplicemente incantevole. Benedico la mia salute che mi permette di correre e vivere nel pieno benessere queste esperienze.

Passo il ponte romano delle Grazie, corro lungo il Lambro, intravedo il retro della Villa Reale, i suoi bellisimi giardini, ma mi accorgo che sono quasi le 7. E’ già ora di rientrare. Esco dal Parco, c’è giusto il tempo per un passaggo sulla Via Gallarana, dove solitamente faccio le mie ripetute sui 500mt. guardo il cronometro e mi accorgo che vado ad un passo di 4’50″/km…ed io che credevo di essere su un ritmo di 4’10”!!! L’aver corso nelle ultime settimane poco e senza precisi riferimenti cronometrici nè kilometrici mi ha fatto perdere velocità, e sensibilità nel rilevarla. Non ne faccio un dramma, ma sento il bisogno di fare uno sprint di 300 mt finali per chiudere con delle sensazioni positive. Oggi è l’ultima uscita in previsione della mia prima gara in montagna. Domenica, mi aspetta la Bolognano – Velo, in località Arco di Trento. 9,6 km, pendenza media 15%, in cui  3km  segnao una pendenza del 26%.

La vedo male…mi vedo male…ma non vedo l’ora!

Alla prossima  

Prima il Miglio, poi l’Americana

Ieri sera a Biassono, ho partecipato alla prima edizione di un trofeo che prevedeva il miglio e l’americana. Non avendo pretese, ben conscio che  entrambe le gare, a numero chiuso, avrebbero visto la partecipazione di fior fior di atleti italiani e marocchini, raggiungo Biassono alle ore 20,30 privo di una preparzione atletica adeguata, privo di cronometro, ma colmo di entusiatiche aspettative per una serata di atletica che si preannuncia spettacolare. E qui incontro e riconosco un amico di podisti.net, l’ottimo Nicolap, al secolo Nicola Pellizzari, col quale mi riscalderò in vista della prima gara.

Il miglio prevede 4,5 giri attrono ad una piazza nel pieno centro di Biassono. L’americana, per chi non la conoscesse, è una gara che prevede 30 giri da 250mt: si alternano un giro lento dietro una “safety bike” ed un giro veloce con tanto di campanella che preannuncia lo start. Alla fine del giro veloce l’ultimo della volata viene eliminato. Cosicchè ci si ritroverà in soli 5 atleti (certamente i più resistenti e i più veloci e i più scaltri) per un ultimo giro all’ultimo sangue!

Spettacolo puro dunque. E atletica di alto livello. Si pensi che verranno eliminati atleti abituati a primeggiare in molte garette classiche in strada.

Vi alla prima gara. Ore 21. Mi sfianco col miglio (pur avendolo impostato ad un ritmo non elevatissimo per preservarmi per l’americana), ma mi diverto molto. Concludo 13° su 20, con un mediocre tempo di 5’46”. Il primo, Brahim Chatoui, è giunto al traguardo con oltre un minuto di vantaggio su di me!!!

Mi diverto moltissimo invece, 10′ dopo, partecipando con l’americana. Scelgo, come già avevo fatto in una gara di cross quest’inverno, di dare tutto all’inizio, per godermi la gara dalle prime linee e provare il brivido di stare di fianco ai marocchini almeno all’inizio …. per poi schiattare poco dopo.

Avendo un discreto passato da velocista, la cosa più o mneo mi riesce .

Primo giro lento, dietro la macchinina a pedali che tiene il gruppo compatto e tranquillo.

Poi campanella e via al giro veloce.

Tengo l’interno della prima curva, vengo spinto e sgomitato alla seconda curva, ricambio le  botte alla terza e cambio passo verso lo sprint che ci porterà più o meno compatti al traguardo del primo giro sprint. Reggo bene la prima volata in linea con i più forti, ben distante dall’ultimo posto. E via a casa il primo eliminato. Non sono io.

Giro lento per rifiatare, mi accorgo di sentirmi bene.

Campanella e via al secondo giro veloce. Non mi faccio sorprendere e addirittura detto io il ritmo dopo la seconda curva. Butto via tutte le energie, ma al traguardo ne ho solo uno davanti e gli altri 18 tutti dietro. Che goduria! … e che illusione! Il sogno, non poteva che esserecosì, dura poco. Il prossimo giro la safety bike pensa male di farlo a ritmo sostenuto, volano bestemmie da parte di qualche compagno di corsa, mentre io non ho più neanche il fiato per incazzarmi.

Il giro successivo mi accorgo che ho le gambe fresche ma non il fiato, e il solo pensiero di dover propseguire in un questo vortice di giri lenti (si fa per dire) e sprint mi da la nausea. 

Il giro successivo l’atleta che deve andare a casa, difatti, sono io.

Mi consolerà  – a conferma dell’alto livello dellla gara appena conclusa per me – osservare che ai giri finali non arriveranno neanche atleti come Mininno e Maiorano.

Inizia la seconda fase del divertimento! Quello di veder ogni due giri, gli sprint di atletoni tra cui spicca su tutti Abdelhadi, con delle progressioni da paura. Faranno solamente da “comparsa” Nasef, Mokraji, Romeo, ecc.

L’organizzazione, giovane e inesperta, ha avuto il merito di organizzare una gara originale e spettacolare.

L’anno prossimo mi preparerò meglio, per poter fare almeno un paio di giri in più, al fianco di questi campioni.

Alla prossima.

Nel Parco di monza con Max

Stamattina sveglia alle 6,50, appuntamento alle 7,20 sotto casa di Max, il noto RunningMax rompiballe del sito posisti.net, l’ideatore e l’anima del sito della Brigata Tapasciona (http://www.tapagambermax.altervista.org), il folle inseguitore del sogno della monza-resegone, ecc. ecc.

 E’ da oltre un mese – credo – che non ci vediamo, è da oltre un mese – se non vado errato – che non corro nel nostro bel Parco di Monza. E allora, stamattina è la volta giusta.

“Max, andiamo tranquilli tranquilli perchè le due gare di Biassono di venerdi mi hanno laciato i segni. Ho le gambe a pezzi”. Mi guarda come per dire “ma sei scemo?”…daltronde lui è reduce di mille infortuni, ha ripreso a corricchiare da pochi giorni, dunque la corsetta a passo tranquillo dovrebbe essere garantita. E così sarà.

Un’ora per fare una decina di chilometri o poco più, su percorso misto sterrato, tra uccellini, leprotti e cornacchie.

In buona compagnìa, chiacchierando amabilmente come da tempo non si faceva più. Lontano dai sogni svaniti, e lontano dalla prossime mete, sto riscopriamo il gusto di correre per stare bene, in salute e in allegria.

Alla prossima.