Barcolla…ma non crolla

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La tendinite e la sofferenza del polpaccio destro mi consentono di eseguire solo 3 dei 4x120mt., ma ad un ritmo poco più che brillante, certamente non veloce. Desisto, rinuncio al quarto e aspetto che trascorrano 12′ prima di portarmi sullo start dei 300mt.

Mi piazzo in seconda corsia, cerco la concentrazione e parto. Deciso ma non veloce abbastanza, ondeggio un po’ troppo in curva (me lo fa notare all’arrivo un coach, che è lì per allenare i suoi ragazzi) e cambio passo nel finale, recuperando e forse anche migliorando la compostezza dell’azione. Giungo al traguardo veloce, ma il crono mi dice che il muro dei 39″ non è venuto giù: Trentanove secondi e venti centesimi. Cioè uguagliato, al centesimo di secondo, il tempo da battere….e la tendinite non c’entra, nel 300 non l’ho sentita.

Sono sconfortato, ma un po’ di morale me lo regala lo stesso coach di prima, che mi dice che ai 200mt sono passato in 27″5, quindi ho fatto l’ultimo cento in 11″7, troppo veloce. O meglio, per capirci, non è troppo veloce l’ultima parte, ma evidentemente troppo lenta la prima rispetta all’ultima: nell’ultima parte, cavolo, dovrebbero raccoglierti con un cucchiaino!

La motivazione del tentativo fallito credo sia questa: ho difficoltà ad interpretare le distanze ed impostarle col ritmo giusto, almeno quando corro da solo (…cioè praticamente sempre). Questo accade perchè, avendo paura di finire raccolto col cucchiaino, (è una sensazione orrenda che è ancora stampata nei meandri della mia memoria, e il cui ricordo è archiviato da dieci anni ma ancora nitidissimo) imposto il ritmo iniziale in modo sempre troppo, troppo, troppo cauto. E il cronometro del coach oggi me lo ha provato.

Sono chiaramente deluso. Ma non perdo il vizio e mi sbilancio ancora: domenica è prevista una seduta con un 500mt. Proverò a bombardare il muro dell’ 1’20”. Questo, stavolta, dovrà crollare, cazzo!

Ala prossima

Barcolla…ma non crollaultima modifica: 2008-05-30T15:30:00+02:00da pandanilo
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