Sulla via del riscatto

“C’è un ragazzino di 19 anni che sto allenando , ha la tua stessa velocità di base, più o meno i tuoi Personal Best di circa 10 anni fa (…quando io ne avevo 23, di anni) e sui 300 ha fatto 37″1. E’ un tempo alla tua portata, certo non subito ma tra un po’…quando avrai sviluppato un po’ di resistenza alla velocità…ma tu però riprenditi…e smettila di fare i tempi che fanno le ragazzine….svegfliati un po’, su…

Con questa frase scherzosa ma seria nei contenuti, Ciro mi ha toccato nel profondo del’orgoglio. E lo sapeva. Mi conosce bene.

E così, da sabato sera non penso ad altro che alla mia voglia di riscatto. Il problema è che di gare prima di Bressanone ce ne sono davvero poche in zona, e allora per incanalare subito il mio desiderio di rivalsa, inizio col fare le cose per bene in allenamento.

Così oggi, con maggior determinazione e con pochissimi dolori (ulteriore ed evidente segno di quanto non mi sia affatto spremuto a dovere sabato in gara), affronto una seduta piuttosto impegnativa, in una settimana in cui verrà eliminata la velocità breve per dare respiro ai miei malconci tendini tibiali anteriori e posteriori, ma verranno inserite sedute tipiche di un 400ista.

La seduta, basata su un mix di potenza e resistenza lattacida prevedeva un 600 da farsi in 1’45”, 10′ di recupero, 400 da farsi in 1’06” e 3×200 da farsi in 28″ di media, con 7′ di recupero.

Mi scaldo ben bene e parto con molta determinazione, e in progressione veloce chiudo il giro e mezzo in 1’43”, ben 5″ limati rispetto al mio PB di 1’48”.

Poi eseguo il 400 in 1’03”, ben 3″ sotto la tabella prevista; calzo le mie nuove comodissime chiodate e affornto un 3×200 in 27″09-27″19-26″89, media 27″05, un secondo in meno rispetto a quanto prevedeva la tabella.

Le sensazioni? buonissime, direi: lo dimostra il corno dell’ultimo 200, il più veloce della terzina, nonostante l’accumulo di lattato.

Speriamo che questa seduta tirata col coltello tra i denti non lasci strascichi e dolori, perchè la settimana della rivalsa è appena iniziata.

Alla prossima.

In pista, dieci anni dopo

Ore 14, parcheggio davanti all’ingresso, come al mio solito.

Varco la soglia dell’entrata, chiedo dove ci si iscriva, e mentre ascolto la risposta, mi accorgo subito che oggi il Giuriati si fa quasi fatica a riconoscerlo. Scenario di tanti allenamenti in pausa pranzo dal lunedi al venerdi,  oggi sabato 3 maggio, non ritrovo nessuno degli atleti che di consueto incrocio su questa storica pista. Oggi il Giuriati pullula di giovani, in occasione dei Campionati Regionali Universitari Open, ed io, ormai 34enne mi trovo ad essere over di oltre 10 anni rispetto all’età media dei ragazzi e delle ragazze qui presenti. Così, eccomi qua al mio esordio nel primo anno da Master, in mezzo a tanti atleti Assoluti. Nulla di strano, mi dico, salvo poi notare nei riscontri cronometrici che la differnza d’età non è poi così irrilevante.

Gare ibride oggi, basate su specialità non olimpiche, ovvero olte ai 100mt, i 200H, i 300mt, su cui decido di cimentarmi, i 600mt e i 2000mt. Gare che tipicamente ad inizio stagione offrono l’occasione per testarsi senza prendersi troppo sul serio e verificare il punto della propria condizione atletica.

Mentre pago l’iscrizione (solo 1 euro …mi chiedo come possa invece l’iscrizione ad una maratona o una mezza maratona costare così tanto di più rispetto a  queste competizioni su pista…) subito noto che sono l’unico ad iscriversi come singolo, mentre prativcamente tutti gli altri sono in gruppo, con la propria società sportiva. Gli spalti sono gremiti o quasi, da amici e familiari, dirigenti sportivi e da atelti che se non gareggiano incitano i compagni. E anche i prati sono popolati da gruppetti di atleti che si appostano a bordo pista, con la propria borsa sportiva, un po’ come nelle campestri.

Tutte  fotografie queste descritte, per me vecchie di 10 anni, che  oggi osservo e rivivo, non senza disagio.

Ma il disagio non è tanto dovuto al fatto di sentirmi “vecchio”, quanto per il fatto di sentirmi magari un po’ solo: non ci sono amici oggi con me, o  compagni di squadra, né familiari al seguito, dunque in attesa delle ore 18, ora in cui indicativamente è prevista la partenza della mia serie, osservo dagli spalti questi campioncini che si susseguono all’insegna dello sport e dell’agonismo più puro, nelle varie specialità.

Poi arriva il mio turno. E dunque tocca anche a me. Di nuovo, dieci anni dopo. Che sensazioni….mi scopro stranamente emozionato ma non teso. Mi riscaldo, i dolori delle settimane scorse sembrano quasi scomparsi, e mi sento bene, in forma e rilassato. Il giudice Fidal ci chiama per verificare la presenza degli atleti ed assegnarci la corsia. La mia è la quinta serie delle otto previste, con un tempo dichiarato di 38” netti  (…appositamente molto ottimistico), per cui spero di capitare in una serie un po’ più veloce rispetto alle mie attuali capacità, ed esser stimolato il giusto.

In men che non si dica arriva il mio turno. I dolori ai tendini sembra mi diano tregua, oggi. Mi sistemo sui blocchi, in seconda corsia, e decido di non strafare subito dopo lo sparo, ma di controllare i primi 6 davanti a me, in attesa di giocarmela in un finale in progressione….

ai vostri posti,

pronti

BANG

parto prudente, ci impiego pochi passi per capire che sono partito troppo troppo prudente, perché l’atleta in prima corsia, dietro di me, mi affianca e supera molto prima dei primi 100 metri. Entriamo in curva, e qui non è semplice capire se stai perdendo o recuperando rispetto ai primi, ma le sensazioni sono buone, sono tentato di cambiare già ora il passo, ma mi ricordo che non è il massimo farlo in piena percorrenza di curva, in cui è fondamentale mantenere costante la velocità, in un precario equilibrio posturale: e non è semplice. Con prudenza mi affaccio al rettilineo finale, e quando arriva il momento fatidico in cui ti accorgi  in che posizione sei. … scopro che sono in settima posizione! Troppo indietro e con il primo che mi ha preso una quindicina di metri di vantaggio…ma com’ è possibile?!…non c’è più tempo per pensare….è il momento di abbandonare la smisurata cautela con cui ho corso fin qui …allora cambio passo, do una brusca accelerata che mi scuote i muscoli ancora rilassati e mi accorgo ora, ma solo ora, di andare ad una velocità molto superiore rispetto a tutti, anche ai primi due. Potrebbe sembrare un buon segnale, ma è in realtà un gran brutto segno, perchè vuol dire aver distribuito malissimo lo sforzo, e sui 300 metri non c’è più tempo a questo punto per starvolgere le cose. Ho ancora troppe energie residue nelle gambe, a questo punto dovrei invece essere in cirsi da abbondanza di lattato nei muscoli…invece mi sento fresco e recupero velocemente terreno, vedo che gli altri ondeggiano come è tipico in un finale di gara di questo tipo – se condotta al massimo sin dall’inizio – …io invece sono ancora composto e in spinta…recupero la sesta posizione, mi avvicino alla quinta e la quarta non mi sembra lontana, ma leggo il tempo sul cronometro elettronico Fidal…37”24…ed è chiaramente il tempo del primo non il mio. Io giungo al traguardo poco dopo, e il mio è un tempo a dir poco imbarazzante: 39”99. Neanche in allenamento vado così piano! Quasi 3 secondi peggio del mio PB di 10 anni fa!

Mi sento amareggiato, sconfortato: partendo così piano, ho peccato di inesperienza … a 34 anni!!! E, a poche settimane dal mio esordio sulla mia gara dei 400mt. ai Campionti Italiani Master di Bressanone, ho perso anche l’occasione per pomparmi un po’ il morale. Trentanovesecondie novantanovecentesimi…che tempaccio…

Ma, torno a casa, passano alcune ore, e col senno del poi analizzo più saggiamentre la situazione e vi ritrovo sorprendentemente  alcune note interessanti, da cui ripartire, per migliorare.

La prima è che, pur inconsapevolmente, ho corso con una conodotta di gara inconsciamente memore della distanza a me più congenuiale, cioè il giro della morte (il giro di pista, 400mt.); con  la mia eccessiva prudenza ho in relatà simulato la distribuizione delle energie ottimale per una gara di 400mt. (con un passaggio sui 300mt. appena sotto i 40”) che avrei probabilmente potuto chiudere in 53”/53”5 circa, tempo che sarebbe soddisfacente in questo punto della stagione. Peccato si trattasse di una gara di 300, però….ma diciamo che il tutto lascia comunque ben sperare per il mio obiettivo fissato per fine giugno.

La seconda nota, più interessante della prima, è che 10 anni fa di consueto peccavo di paura pre-gara, che troppo spesso inficiava i risultati cronometrici. E  spessissimo sparavo tutte le energie in partenza, schizzando a manetta sin dai primi passi per arrivare al traguardo, dopo una scriteriata e folle condotta imprudente, strisciando come un verme e senza alcun residuo di energie.

Questa volta, dieci anni dopo, quanto meno posso dire di aver fatto passi avanti sul fronte dell’approccio alla gara. E considerando che la paura della gara è stato il principale motivo per cui ho abbandonato 10 anni fa…non è male.

Ora, però, bisognerà lavorare per individuare una via di mezzo che mi porti a Bressanone nelle miglior condizioni possibili.

Il progetto è avviato. E l’obiettivo di eguagliare 10 anni dopo, da Master, il mio PB di 51”8 sui 400metri, oggi è più sfidante che mai.

Insomma, io non mollo. Anzi, oggi sono più agguerrito e determinato che mai.

Alla prossima.