Ca(s)pita!

 

bandiera_bianca.jpg

Ore 20, pista di Villasanta, -1°C.

Prima o poi doveva succedere, mica credevi di essere immune. Eppure da tre anni avevo sempre resistito alla tentazione. Ieri, però, è capitato anche a me. E dopo un po’ di sensi di colpa di ieri sera, stamattina mi sono fatto una ragione di quel che è successo, soprattutto perchè il morale da 2-3 giorni non è alle stelle (per cose personali, non sportive) e stamattina le gambe mi fanno male.

Non che sia successo niente di grave, intendiamoci. E’ solo successo che ho, per la prima volta, interrotto un allenamento. Che sia stata una decisione saggia piuttosto che da codardo, è il tema che mi assilla in queste ore.

Solita scala composita già affrontata un paio di volte quest’anno, 600+300, 500+300, 400+300, 300+300. Le pause di 4′ tra le ripetute e di 6′ tra le serie non mi permettono di rifiatare abbastanza e così vado in debito di ossigeno, mal di gambe (prima c’era stato un bel potenziamento) e mi si gela addirittura  …un ciuffo dei capelli!!! E ho detto tutto!  Ingoio avidamente aria ma è gelida e sento sofferenza ogni volta in cui rifiato. Dopo ogni prova mi accascio sul paletto del traguardo. Per recuperare.  La pista è gelata, dunque molto dura ma non si scivola ai miei ritmi, dunque provo a finire la seduta, comunque. Gli ultimi due 300 però non ce l’ho fatta a farli. Cedimento fisico e mentale, in sintesi. Non c’avevo la testa, non c’avevo il fiato, le gambe pure mi stavano abbandonando.

Devo dire che i ritmi sostenuti fino ad allora rendono comunque la seduta soddisfacente,  1’59” sul 600, 55″ sul 300, 1’34” sul 500, 53″ sul 300, 1’13” sul 400, 55″ sul 300. Le prove lunghe vengono insomma meglio rispetto all’ultima seduta analoga. Ma questa prima resa non mi lascia del tutto tranquillo. Spero non diventi un’abitudne, non ne sarei fiero.

 

Alla prossima

Non perdere l’abitudine

 

DSC00501.jpg

Disegnare è cimentarsi con la realtà, misurarsi con lei, rappresentare le cose per ritrovarci un po’ sè stessi. E’ da sempre stata una cosa che avrei voluto saper fare come si deve. Ieri mi è venuta voglia. Ho comprato un Fabriano ruvido 24×33, e con una buona matita ho iniziato a fare. Oltre 2 ore di lavoro, che dico lavoro, di passione. Il risultato è quello che è, ma mi sono rilassato e divertito.

Un po’ meno mi sono rilassato stamattina (ma divertito sì!), quando ho deciso di spingere più del dovuto il 400, affrontato 12′ dopo le 4 serie da 4 ripetute sui 50mt in salita. Alcune di quelle sono diventate anche da 60mt, a dire il vero. Volevo spingerlo un po’ di più dell’1’15”-1’10” previsto, per saggiarmi, per non perdere l’abitudine alle sensazioni del GIRO. Cedo alla tentazione, ma solo in parte, e chiudo in 1’02”, senza chiodate e senza strafare. La fatica però nei soliti ultimi 50mt l’ho sentita, ma stavolta mi sembra di esser rimasto composto e in spinta. Il parziale di 31″ netti lo dimostra.

 

Alla prossima

Per un’ora di corsa …

Mentre volo con la moto verso casa sotto la pioggia battente, faccio i conti del tempo necessario per le ripetute e i recuperi, devo fare 2x6x200mt, seduta di potenza aerobica frazionata, c’ho poco tempo, devo accompagnare in macchina principessa e principessina a danza, dove devo riprenderle dopo un’oretta circa…devo farmi bastare un’ora appena abbondante tra l’andare in pista, correre, doccia e tornare indietro. Ne viene fuori un riscaldamento di soli 5′ e tempi un po’ più alti del previsto, sulle ripetute, i recuperi son giusti, di 2′ al passo. Dovrei stare sui 33″ come dice Raffele (e come sosterrebbe probabilmente anche il Califfo), altrimenti la seduta cambia significato o forse addirittura lo perde. Alla fine sto appena sotto i 34″, ma con la seconda serie in buona progressione di tempi, fino ad arrivare a dei 32″ e anche 31″.  Alla fine mi sembra di soffocare, per il debito di ossigeno. Doccia velocissima … e all’orario previsto con i capelli ancora ‘nfusi sono dale mie donne, per riportarle a casa.

Mi tuona in mente la metafora splendida del maestro Levriero. Non sono allenamenti questi, sono uscite a pisciare, come i cani. Ma in fondo, anche loro in quei momenti – ne sono certo – trovano godimento.

 

Alla prossima

Matematica mente

E’ tutta una questione di frequenza, ampiezza, velocità, distanza…Raffaele stamattina è tutto per me e mi illustra la teoria con calcoli e funzioni (che gran mal di testa, la matematica non è la mia passione!) e mi corregge la pratica, ripetuta dopo ripetuta.

Prima però mi tocca fare skip rapido con ginocchia alte, e reattività tra gli ostacoli, con grande appesantimento delle gambe prima di passare agli 80mt, due serie da cinque, recuperi 1’30” e 5′.

La prima serie è senza crono e senza chiodi, tutta incentrata a correggere la mia corsa seduta, la mia poca spinta dell’arto che rimane dietro e le braccia che non accompagnano come dovrebbero, ecc. ecc.. L’unica cosa che va bene è il ginocchio che sale. E sale bene.

La seconda serie è con i chiodi, le prime due in frequenza, con 19.5 passi e tempi da 9″89 e 10″05. La terza e quarta sono in ampiezza con 21.5 passi e crono da 10″18 e 10″19 (e qui sento tirare un po’ il gluteo sinistro!). L’ultima prova è in corsa normale ma sono troppo stanco, crolla anche la tecnica e la corro non veloce in 10″35, con 20 passi abbondanti.

Mi viene puntualmente in mente l’ultimo commento del Califfo, che critica la metodologia italiana della velocità, e suggerisce sedute filoamericane, con la forza dopo la velocità, e non prima. Sono tentato di provarla questa cosa e, seppur non ora, prima o poi la farò.

 

Alla prossima

Aerobica mente

Seduta di forza e di potenziamento aerobico come già fatto qualche settimana fa. Però al posto dei jump inserisco dei balzi a rana, e tutte le ripetute di potenziamento sono 2 e non 3 perchè domattina mi sparo una seduta di velocità e non farei in tempo a recuperare dignitosamente.

I balzi a rana mi danno un po’ di noia all’ernia al disco e mi tirerà la gamba per tutta la seduta, e stadera sento pizzicare anche il gluteo. Non posso dargli un minimo di confidenza in più alla mia salute, che subito mi ricorda di essere lei a comandare su di me.

Coppie a scalare, dunque: 600+300, 500+300, 400+300, 300+300, con recuperi di 4′ e di 6′. Tra i due 300 finali invece il recupero è di 6′ perchè li corro un po’ più allegri.

I tempi sono simili a qualche settimana fa, ma il disagio pare inferiore: 2’03″+52″53, 1’40″+53″29, 1’14″+53″91, 48″70 e 48″71.

Raffaele mi dice che la mia sofferenza sulle distanze dai 400 in sù nelle sedute aerobiche è tutta mentale, non fisica. Boh…sarà, ma a me pare proprio di soffrirle organicamente. Vorrà dire che insisterò particolarmente su queste sedute. Con la testa e col corpo.

 

Alla prossima

Il vecchio e il bambino

panda_passato-colore-RESIZED.jpg

Sopravvissuto allo shock termico di oltre 30 °C e soprattutto alle grida della suocera napoletana alle 6 del mattino contro mio cognato maleducato e il suo cane ineducato, eccomi finalmente rientrato tra le mie cose, a Monza.

Nostalgica settimana trascorsa a Napoli tra le piste del mio passato, in compagnia di amici vecchi – come Ciro e Mimmo – e  nuovi come Federico, il mio degnissimo e già più forte erede nel gruppo dei 400isti di Ciro. Si riesce a fare il minimo indispensabile tra piste chiuse e pioggia, ma ci scappa un veloce, e degno di nota, ultimo dell’anno al San Paolo con una seduta di 3x5x60 dove spicca un 7″6 ripetuto 3 volte, senza chiodate. Ci sarebbe anche un 400 dopo, ma lo lascio a Federico, che forte dei suoi 20 anni segna un ottimo 53″ e rotti. Io, stanco, mi accontento di fargli compagnia su un 120 subito dopo, dove sfioro (seppur ancora senza chiodi) una nuova Menabrea. Credo di essere in discreta forma. Vedremo se verificarlo con qualche test o gara indoor tra poco.

 

Alla prossima

 

DSC00364.JPGDSC00413.JPG

 

DSC00492.JPG

 

DSC00235.JPG

DSC00250.JPG