Scossone

Oggi rientravano tutti i regazzini dal ritiro estivo.

Mi aggrego a Sergio e Flavio, atleti da 48″ circa sul GIRO. Ostacoli analitici per mobilitare le anche che non ce n’è mai abbastanza. Poi allunghetti, accelerazioni che però io trasformo in fly (brevi distanze lanciate) e poi si parte con il cuore della seduta.

Cinque volte i 100, corsi con le vibram in 12″70, 12″57, 12″86, 13″17, 12″75. Un po’ veloci per quel che Raffaele mi aveva suggerito (fai 13″5, per esercitarti a memorizzare il ritmo gara). Ma la compagnia di gente veloce – si sa – lo scossone alle gambe te lo da, eccome.

Poi dopo una decina di minuti di recupero andiamo per un 600, che vorrei correre al fianco di Sergio in 1’40”, ma viene fuori 1’45” (era comunque il ritmo che Raffaele mi aveva chiesto si tenere), perchè stare al suo passo significava tirarmi il collo, e non era il caso. Avrei terminato, ma lui poi corre un 400 in (1’02”), e allora io mi aggrego, ma solo per un 300 del suo GIRO, che corro in 47″ netti, devo dire  abbastanza facili.

Oggi tutti parlavano delle gare delle gare all’Arena l’11 e 12 settembre … ma francamente non ho molta voglia di gareggiare.

Piuttosto il meeting serale del 9, all’Arena, da andare a vedere, quello sì.

 

All prossima

Scaletta alternata

C’è Tommaso in pista oggi, un giovine bipede di appena dodici anni, ma addirittura già triathleta.

Con suo papà, che è anche il suo allenatore, scambio qualche chiacchiera su nuoto, corsa, ecc. e poi mi trovo a partire per la mia prima distanza della mia seduta che coincide casualmente con una prova del piccolo Tommy, un 600, che deve correre in progressione. Lo corriamo insieme in 2’14”, e per me è un po’ come aver corrso con mia figlia…beh, quasi. E’ stato piacevole, insomma. Un incrocio di sguardi dopo qualche metro e gli chiedo se il ritmo è giusto, se ce la fa e se  prova fatica, domande paterne. Ho sentito in quel momento di essere qualcosa in più di un atleta che corre per proprio conto. Ho sentito un dialogo tra generazioni diverse, ma unite dalla stessa passione e dal cronometro che ci ha visto correre all’unisono. Non so se riesco a spiegarmi, ma è stato un momento tenero e gradevole. In attesa che anche la mia principessina  magari (se vorrà) possa seguirmi, correndo fianco a fianco.

La mia scaletta prevedeva un 600+300, poi un 500+300, e infine un 400+300, recuperi di 3’/6′, i tempi presi sono da ritmi aerobici: 2’14″+57″, 1’42″+55″, 1’14″+53″. Con buone sensazioni.

A parte il dolore alle braccia, perchè in questi giorni sto dando sfogo ad una recente passione. Ho imparato a stendere il grassello di calce, detto anche marmorino, e sto trasformando le pareti della mansarda. Centocinquanta euro di materiale contro i duemila euro chiesti dall’imbianchino. Di necessità virtù, insomma. Ed è, pergiunta, divertimento puro.

 

Alla prossima

 

 

 

Di nuovo veloci

Beh, certo non proprio come un velocista D.O.C.

Ma gli 80 metri corsi ieri senza chiodate (ma con le vibram!) e soprattutto senza dolori a bicipiti e glutei vari, e  dopo una settimana di noncorsa, mi hanno lasciato ottime sensazioni e un bel riscontro cronometrico. Corro con Riccardo poco prima di un gran temporale e considerando che non avevamo voglia di forzare più di tanto, i tempi ottenuti mi danno un certo conforto. Prima 3 accelerazioni in 4″51-4″30-4″23. Poi 2x3x80 corsi in 10″15-10″16-10″23. e ancora 10″13-10″40-10″25. Chiudo con le pile un po’ scariche (la forza e la resistenza alla velocità…queste sconosciute!!!) correndo un 100 in 12″61, curando tecnica, postura e frequenza.

Dopo un anno di rinuncia parziale alle sedute di velocità, questa seduta me la son proprio gustata. Nei prossimi giorni magari ci scappa un test  serio con chiodate per vedere se nel 2011 sarà il caso di tornare a gareggiare, dopo 12 anni, ancora su un 60mt indoor.

 

Alla prossima

In medio stat virtus

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Ovvero elogio dell’Umbria, che conoscevo, ma solo di sfuggita.

Regione che suggerisce momenti di contemplazione e riflessione, che se avessi tanti soldi un casale da trasformare in agriturismo potrei pensare di comprarmelo e cambiare vita. Non che la mia di ora non mi sia gradita. Anzi, tutt’altro. Ma svegliarsi la mattina ed essere tra gente cordiale, genuina e rispettosa della natura e del prossimo, credo sia una cosa impagabile. Gente che ha fatto nella storia e negli anni dello sviluppo sostenibile una ragione di vita. Senza pensare a grandi sistemi, ma cominciando dal proprio piccolo orto. Non voglio parlar male della mia terra natìa al Sud, nè della terra che mi ha accolto, al Nord, ma qui, al centro la vita è una cosa seria.

In questa settimana di relax, corsa niente, solo tante camminate tra i centri medioevali su e giù tra i gradini di mattoni rossi, tra mura antiche e gente moderna. Ma moderna davvero.

Oggi si riprende a correre.

 

Alla prossima

Emozionato

Il libro di Winnie The Pooh è in valigia, in cima a tutte le cose.

La volglia di tornare a leggere dopo un mese le favole della buona notte alla mia principessina è una delle tante cose che mi passano e ripassano per la testa in queste ultime ore prima di partire per affrontare 1000 km e 10 ore circa di viaggio in auto per poter riabbracciare le mie donne: la mia principessa e la nostra principessina. E riportarmele a casa. Questa volta star senza è stata dura.

Intanto stasera, per ingannare il tempo prima della rigenerazione del cuore, rigenero i muscoli con una seduta di 8×300 separati da 3′ di recupero al passo. I tempi sono meglio del previsto, pensavo di correrli in 55″ e rotti ma le gambe giravano piuttosto bene:

55″12 – 54″68 – 54″63 – 53″63 – 52″36 – 54″50 – 54″57 – 52″62

Il cuore batte forte stasera, e non per la fatica. Ora vado a dormire, l’alba e la partenza sono sempre più vicine.

 

Alla prossima

Dal punto di partenza

Il mio infortunio al gluteo e bicipite sinistri hanno radici remote. Le radici affondano nel periodo del mio ritorno alla pista,  ormai quasi 3 anni fa, precisamente durante la mia prima seduta di velocità in salita nel parco di Monza.

Oggi ci sono tornato, nel parco. E i dolori sembrano, finalmente, soltanto un ricordo. Ed è la premessa migliore per partire con una stagione nuova, senza deficit muscolari e potendo, quindi, allenare tutte le componenti necessarie per un quattrocentista, in primis forza e velocità, sino ad oggi sempre sacrificate.

Stamattina alle ore 10,30 con Teo e Sandro, velocisti della F&L corriamo 2x3x30 e 2x2x60, sulla salita del Saint Georges Première.

Non corro al massimo dell’impegno per paura di farmi male ancora, ma alcune di queste prove un po’ provo a tirarle, giusto per non stare sempre dietro i regazzini ma provare a star loro di fianco almeno un po’. I tempi ottenuti sono:

Sui 30mt 4″51-4″75-4″61 e poi 4″62-4″74-4″66

Sui 60mt 8″75-9″03 e poi 8″46-8″89

Su una pendenza impegnativa (e forse eccessiva) non è poi così male. Vuoi vedere che quest’anno, dopo 12 anni, riesca addirittura a gareggiare sui 60mt indoor? Non c’è fretta…

 

Alla prossima

 

Pasticcio d’agosto

Con la giornata di oggi son partiti praticamente tutti i colleghi, gli amici, i parenti. Beh, quasi tutti.

Ma i regazzini son sempre qua, anche senza il coach, ad allenarsi alla faccia del ‘sti ragazzi non si impeganno abbastanza.

Io non so di preciso cosa fare, e allora mi aggrego un po’ di qua un po’ di la, facendo compagnia ad Alice, a Riccardo e infine a Matteo. Quel che viene fuori è:

3×150 in 21″07-20″52-20″86, recuperando 4’30”.

Poi dopo 9′ faccio un 400 in leggera progressione chiudendo in 1’12”.

Dopo 8′ un 300 in 51″49.

Il tutto con le Fivefingers, con cui sono sempre più a mio agio.

Quando vedo Matteo andare per i 150 con chiodate, seppur son passati solo 6′, lo accompagno anch’io con chiodi ai piedi e segno 18″47 mentre lui segna un paio di secondi in meno.

Domenica mattina, temporali permettendo, mi aggregherò ad altri due regazzini, Teo e Sandro, per qualche sprint in salita nel parco.

 

Alla prossiima

Giochi senza frontiera a Montevecchia

 

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C’era una volta…

…un pistaiolo, poi un fondista e infine un montanaro.

I 3 di montevecchia.JPG

A dire il vero l’ordine è invertito. Almeno in cima al Santuario, dove è posto l’arrivo di una clandestina garetta tra 3 amici, noti anche come il Panda (il sottoscritto), il Levriero e lo Zio. Tutto nasce dalla voglia di vedersi, per correre e poi mangiare qualcosa insieme.

Allora si decide per Montevecchia, due kilometri con pendenza media del 10% con arrivo in cima alla scalinata del Santuario.

Fatti i primi 500 metri insieme, poi i valori vengono fuori e lo Zio (che non si allena un cazzo) e il Levriero (che a suo dire esce a pisciare più che a correre) allungano sino alla fine, dove la spunta lo Zio. Io mi fermo 4 volte per rifiatare, ma almeno nel frattempo riesco a goderemi un po’ di più di loro il bel panorama (lungo la strada c’è una bellissima Chiesa romanica e un terreno con cavalli, capre ed oche…e loro non le hanno viste se non al ritorno!!!).

Poi è tutto un fiorire di proposte da regazzini puri. Ci si inventa un giro profano attorno al Santuario, girando per il sentiero campestre attorno all’edificio – dove ci son le tappe della Via Crucis – per arrivare poi a scavalcare un muretto, fare  una ventina di gradini a salire,  fare un giro davanti al colonnato del Santuario e scendere ancora i gradini per tornare al punto di partenza. La prova questa volta è a cronometro, e coinvolgiamo anche un ragazzino quindicenne di colore che ovviamente, correndo in scioltezza, ce le suona, seppur di poco.

Poi è la volta del secondo giro, per migliorarci tutti, non paghi dei tempi ottenuti al primo tentativo. E qui mi rifaccio un po’ della cattiva performance della salitona iniziale.

Ma non finisce qua.

L’ultima tappa è ancora una prova a cronometro sui gradini (tutti i 181 gradini, partendo dal basso) del Santuario.

Divertimento puro. Mi sembra di tornare indietro con gli anni, quando lo spirito da bambino giocoso aveva il sopravvento su tutto il resto. Che bello…

La serata evidentemente non poteva che terminare mangiando. Lo facciamo al Galeazzino, con uova fritte, salumi, polenta, fagiolini, formaggini per chiudere con un bel gelato in piazzetta.

Bella davvero questa notte d’estate, con 3 amici a Montevecchia. Cosa voglio di più? Replicare la serata a settembre. Chi volesse aggregarsi è il benvenuto. Noi 3 ci saremo.

 

Alla prossima

Terra di mezzo

La pista è più clemente dell’asfalto.

La voglia di provare le speed sul tartan e la voglia di fare un po’ di velocità ora che il bicipite femorale sinistro finalmente sembra darmi tregua dopo un anno di fastidio, mi spingono a fare una seduta classica basta su un po’ di sprint.

Quattro volte accelerazioni sui 30mt, in 4″34-4″20-4″21-4″20

Poi 3 serie di 40-50 e 60mt in 5″24-6″65-7″69; poi 5″34-6″63-7″55 e ancora 5″31-6″73-7″99

Infine concludo dopo 10′ di recupero con un 200 in 26″52, in cui anche in curva come sul dritto le vibram confermano che sono un perfetto compromesso tra le normali scarpe ginniche e le chiodate. E i tempi grosso modo sembrano dar ragione alle sensazioni.

 

Alla prossima

Correre free!

Vibram FiveFingers Mens Speed.jpg

 

Era da un po’ di tempo che ci pensavo, gli amici lo sanno. E’ che l’idea di correre con le scarpe (quelle normali, intendo) mi ha sempre dato disagio. Anche quando giocavo a calcio a 5, giocavo con le superga, cioè le scarpe che più mi permettessero di sentire il tocco.

Siamo nati nudi. E qualcuno di noi è certamente nato per correre. Per chiudere il sillogismo, direi che siamo nati per correre a piedi nudi. Certo non sempre è possibile, ma almeno con le vibram fivefingers, posso provare a correre con la sensazione di non averle, le scarpe, pur avendole.

 

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Le proverò correndo domattina…o forse stasera…vediamo un po’. Insomma, se torno a casa sano, appena le ho provate vi racconto.

😉

 

Alla prossima

 

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Provate stasera, per mezz’ora nei paraggi di casa. No, sull’asfalto proprio non vanno bene! Forse perchè il modello speed è specifico per altri terreni, come il tartan, o forse perchè bisogna pesare molto meno dei miei qusi 80kg. Senti le imperfezioni del terreno, le pietroline un po’ cresciutelle le senti paro paro sotto i piedi e i polpacci si induriscono per la scarsa protezione sull’avampiede. Il tallone che sembrava il meno protetto invece non sembra soffrire, ma è vero che io non sono mai stato tipo da corsa sui talloni.

In salita ho sprintato, in discesa mi sono lasciato andare e un piccolo spunto in velocità l’ho provato anche sul piano. Devo dire che la propriocettività è esaltata non poco, però, e questo è decisamente gradevole e proficuo per lo sprint. Si amplifica dunque anche la sensazione della corsa nei distretti periferici, eil tocco del piede e tutta la sua dinamica si percepisce in pieno. Non è un’analisi tecnica precisa, me ne rendo conto, ma avessi trovato sul web un resoconto anche così banale, i saprebbe stato utile. Poi però le avrei comprate, comunque.

 

Alla prossima