Si riparte?

Piove, e pare sarà così anche domani.

Sono qui a vedere l’ultima gara della stagione 2010 della MotoGp ed emozionarmi per le prove di carattere che i vari campioni stanno dando, dopo aver passato ciascuno di loro dei momenti difficili, riuscendo a ripartire e a dimostare di aver le palle per rialzarsi. Ed è evidente che quando sei un campione cadi, ma poi se hai le palle ti rialzi.

Mentre mi massaggio il polpaccio che nelle giornate uggiose o piovose mi fa sentire che proprio a posto non è ancora, osservo la TV e penso che mi piacerebbe esser come alcuni di loro, penso, non certo per essere un campione ma per la capacità di rialzarmi e dimostrare a me stesso di esserci, ancora, e meglio di prima.

Domani in pratica riparte la mia nuova avventura, che mi proietterà nel 2011. Non so perchè, ma ho l’impressione  che potrà essere l’ultimo anno agonistico. Sempre che mi venga la voglia di gareggiare, nel 2011…e soprattutto sempre che mi torni la salute necessaria.

Quanto agli obiettivi di stagione, dunque, meglio aspettare un po’ prima di parlare delle idee (una in particolare è un po’ bizzarra, ma accontenterebbe lo zio) che mi stanno balenando nella testa, che oggi è un po’ confusa.

 

Alla prossima

 

Dalle zanzare alla nebbia

Quando arrivo sono le 18,30 ed è già buio.

Prima dell’infortunio mi allenavo in canotta e pantaloncini, alla luce del giorno, pur essendo sera, e con la noiosa compagnia delle zanzare.

In occasione della seconda seduta dalla ripresa degli allenamenti, dopo un mesetto di stop forzato, niente più zanzare, niente più sole.

Una fitta nebbia invade il campo da calcio che separa la pista, e che dal rettilineo d’arrivo non ti permette di vedere il rettilineo opposto.

In divisa invernale, sull’erba del campo da calcio, alterno cammino e corsetta blanda ma sento un leggero fastidio al soleo guarito (sperando lo sia davvero!). Dopo 3 km circa percorsi in questo fartlek dei poveri non capisco se siano goccioline di sudore o di umidità a perlare la mia fronte. Ed un insolito affanno a queste andature mi segnala che lo sport è bello quando è onesto, perchè non fa sconti, perchè è un continuo costruire o ricostruire i tuoi progressi.

Mi fermo per un po’ di stretching, le gambe sono calde, e provo a correre un mille, senza forzare. Con passo costante chiudo in 5’03”. Ancora un minutino di stretching e riparto per un altro mille in cui le gambe ritrovano la scioltezza dei tempi passati. Non voglio strafare e chiudo in 4’45”.

Le sensazini, alla fine, sono buone.

Stamattina appena sveglio, toccando il polpaccio, sento un leggerissimo dolore, ma tra qualche giorno fatto ancora così blandamente e gradatamente spero che anche questo sparisca del tutto.

 

Alla prossima

Il gusto del disagio

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Sono le 6,40 del mattino, scendo dal letto.

Son passate circa 12 ore e la gamba non fa quasi per niente male, solo un fastidio che sa più di affaticamento che di altro.

Erano le 18 di ieri quando in una pista buia e sotto l’acqua insistente che cadeva dal cielo, ho mosso i primi passi con scarpe ginniche dopo 24 giorni di stop forzato per lo strappo al soleo.

Faccio 5 giri di cammino veloce, per scoprire che si può sudare ed affannarsi anche camminando veloce, se non sei più abituato. Poi  faccio un fuori programma…un km corricchiando, con sensazioni strane.

Non mi emoziono, e questo mi sorprende. Mi sento come uno a cui hanno trapiantato delle gambe non sue, e con queste prova a correre, cercando un assetto e una rullata di piede che non gli sono per niente familiari. Chiudo i 2 giri e mezzo in 6’10”. Il soleo pizzica un pochino, ma dicono sia abbastanza normale alla ripresa. Però ho paura, e allora  abbandono la corsetta e mi sparo altri 2km di cammino. Ho  un leggero male alle cosce e ai glutei, ma è un male di fatica. Perfino la pianta del piede destro si lamenta un po’.

Potrei, e forse dovrei, saggiamente, fermarmi qua. Ovviamente non lo faccio.

Provo ancora un giro, corricchiando alla ricerca di un passo più sciolto, in 2’05”. Recupero 3′ anche se non ne sento il bisogno. Ne provo un altro di giro, e il piacere di correre il rettilineo finale mi da, oltre al fiatone, un pizzico di emozione, questa volta sì. Chiudo in 1’51”.

Raffaele mi dice che per oggi è il caso di fermarsi, e di continuare alternando cammino e corsa per il resto della settimana, senza strafare.

Insomma, non so bene in che condizioni, però mi pare di essere tornato.

 

Alla prossima