Prechiusura

Con le gambe ancora un pochino provate dal giro in bici di ieri, stamattina alle 9,30 siamo in pista a Villasanta, io e il mio fratellone.

Si decide di fare una seduta combinata, io 2×300 in circa 45″, e lui che allo stesso ritmo (29 e rotti) mi accompagna per gli utlimi 200 di ciascuna prova. I miei tempi, con i chiodi più per gusto che per voglia di spingere sono 44″72 e 43″95. Recuperando 11′ dopo ogni prova, chiudo la seduta con un 150 a ritmo gara, in 20″84. Stanco, doccia, saluto la pista che riaprirà il 27, e domani si parte per la Liguria, Sori, dove oltre a ritrovare principessa, principessina e principino, troverò una bella piscina di 25 metri sulla spiaggia. Si preannunciano dunque 2-3 giorni di solo nuoto e bimbi. E focaccia al formaggio, ovviamente.

 

Alla prossima

 

Due salite e una discesa

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E che discesa!

Sabato mattina, sono le 6.30 e sono già in marcia in auto verso Canzo, dove mi aspetta Uzì. Alle 7,30 siamo in sella alle nostre Bianchi, e ci dirigiamo lentamente verso il bivio da cui si può andare a Sormano, oppure scendere ad Onno, o anche andare su per Barni e Magreglio. Scegliamo quest’ultima via, e con pendenza costante e leggera salimiamo fino al paese che ci porta verso la bellissima chiesetta dei ciclisti, la Madonna del Ghisallo. La salita che abbiamo appena fatto viene chiamata il Ghisallino, perchè il fratello maggiore, il Ghisallo, è la salita che porta in cima partendo però dall’altra parte, cioè dal fronte di Bellagio. Noi oggi il Ghisallo lo affrontiamo in discesa. E bastano un paio di tornanti per capire che sarà una gran discesa, ed immaginare che a farla dal basso è proabilmente una delle salite più belle della Lombardia, per spettacolarità della veduta e per la pendenza che ti sottopone ad un impegno non proibitivo, ma molto impegnativo senza dubbio. Costeggiamo infine il lungolago e ci portiamo ad Onno, dove ci aspetta la salita già affrontata qualche giorno fa, molto bella anch’essa. Mi piacerebbe abbassare il tempo fatto in quell’occasione, ma le gambe sono provate e nonostante la soffra meno della prima volta, arrivo in cima a Valbrona con lo stesso identico cronometro, 20′ netti, e  con una piccola soddisfazione, quella di raccogliere per strada un paio di ciclisti, anzichè esser continuamente risucchiato da altri: la tendenza inizia ad invertirsi. E’ comunque un piccolo progresso considerando anche il chilometraggio crescente dell’uscita, circa 45km, e il fatto di aver affrontato la Onno con già una salita nelle gambe. Uzì invece riesce ad abbassare moltissimo il suo tempo che era già buono, e chiude in 16′ netti, confermandosi un signor scalatore. Il rientro a Canzo è rapido, e rimane per tutta la giornata in eredità un mal di testa da stanchezza e cervicalgia, ma soprattutto il piacere di aver fatto un altro bel giro in bici, in piacevole compagnia.

 

Alla prossima

Prima di andare via

Al 2 di agosto allenarsi all’Arena alle ore 13 viene davvero difficile. Caldo e aria che sa di tartan, con nemmeno un centimetro d’ombra e l’acqua della fontanella che sgorga bollente che pare a’iotta*.

Ma c’è il levriero sicchè ci facciamo compagnia in un clima tra il cazzeggio e lo sport.

Si fanno 3×200 quasi più per vedere la differenza tra il mio e il suo cronometro, che per il senso stesso della seduta, e della sudata. Tutti tempi sui 31″circa, recuperando 4′. Poi dopo 8′ quando stiamo per arrizziliare i ferri** propongo al levriero di provare un 150, su ritmo gara del GIRO. Ovviamente non riesce a stare sul mio 20″20, ma va detto che la tecnica gli sta venendo su quasi da velocista, con gambe e braccia che si muovono finalmente da cagnaccio.

 

Alla prossima

 

* acqua bollente, in dialetto foggiano

** riporre gli strumenti del lavoro

Il campione è un fuoriclasse

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Lasciatemi dire due parole su un amico. Si può definire così un ragazzo con cui dialoghi solo via mail o via blog, che non hai ancora mai incontrato di persona, ma con cui sei da tempo in sintonia su diverse cose? Non so se si può definire un amico, ma io lo sento tale.

Simone è un Campione, perchè ha vinto la maratona di Connemara per due volte, nel 2008 e nel 2009. Ma è anche un Fuoriclasse perchè da un po’ di tempo è malato, ma grazie anche alla corsa, al suo essere runner nell’anima, sta combattendo a testa alta, anzi altissima.

Ha appena scrittto un libro Simone, che ho acquistato e finito di leggere in questi giorni, e su cui ho anche avuto il piacere di ricevere una sua dedica particolare. E’ un libro di una forza stratosferica. Utile a tutti: a chi è malato, e a chi malato non lo è. Perchè è un libro che parla di forza umana.

Simone nel suo libro racconta della sua vita, e di come la corsa sia di supporto alla sua sfida più importante che, sono certo, non sarà l’ultima.

Estraggo arbitrariamente due passi tratti dal suo bel libro, sono due tra i passaggi che mi hanno maggiormente colpito per la grande forza metaforica:


Oggi è dura, molto dura. Spero di arrivare alla fine. Se riesco anche a non arrivare ultimo è già molto. Mi riprometto di andare comunque a stringere la mano all’ultimo.


Mi sento in mezzo all’oceano e nuoto in una direzione. Mi pare inutile, non vedo nemmeno un punto di riferimento, solo onde che mi circondano. Tanto vale smettere di nuotare e lasciare che la corrente mi trasporti dove vuole. […] Ma la ragione ha un rigurgito, […] un passo lo sai fare? Allora fallo e poi metticene dietro un altro e continua così.

 

Per chi fosse interessato, può acquistare il libro di Simone qui.

 

Alla prossima

La misura è Colma

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In prospettiva Stelvio, questa di ieri è una bella conquista.

La Colma di Sormano, intendiamoci, non è Il Muro, che pure abbiamo visitato in discesa – e un pezzettino piccolo piccolo assaggiato anche in salita, per il solo gusto di poter dire l’ho provato.

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Ma i 9.4 km di salita, al 6.65% di pendenza media danno una certa soddisfazione. Li pedalo al mio ritmo, per godermi una salita che non conosco e dic ui Uzì mi dice bellurie. Lui si sacrifica con me al mio passo, ma poi negli ultimi due km gli concedo la licenza di dare rasoiate sicchè parte accannone e chiude in 43 e rotti, contro i miei 46″55. Si torna al parcheggio di Eupilio che è già buio, dopo 35km totali, con la catena della mia Bianchi che all’altezza del Segrino fa le bizze, ma trattasi per fortuna di una sciocchezza già sistemata.

La Colma di Sormano è bella pedalabile col mio 34×25, e particolarmente apprezzabili sono i molti tornanti, in cui indurisco un pelino il cambio per alzarmi sui pedali e godermeli in pieno tiro.

L’arrivo, preannunciato nell’ultimo tratto da cambiamento di vegetazione, temperatura più fresca e asfalto più dissestato, si presenta con un scenario bello quasi come quello di alcuni tappone alpini. Da ripetere certamente, magari associata alla Onno, che non è non distante da qui.

La successiva per ora potrebbe probabilmente essere il Ghisallo o i Resinelli. Vedremo.

 

Alla prossima