Tre

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Nel giro di 48 ore circa, si rompono le acque, il tempo di scappare in ospedale e si rompe la fiat, si rompe la citroen si rompe pure la yamaha. Roba che se me l’avessero detto avrei pensato ad uno scherzo.

Fortuna che avevo ancora in riserva la Bianchi, la Specialized e in ultima analisi le Puma … 

Ma la cosa peggiore è che si rompe pure il macchinario del reparto nido, quel macchinario che concede serenità se i valori son buoni, ma paura se i valori son sballati. Poi arriva il tecnico e aggiusta tutto, e anche il cuore di mamma e papà, che torna a battere rasserenato.

Nel frattempo hanno sforacchiato il piccolino di 3,440 kg dappertutto per mandare in laboratorio plasma da esaminare meglio. Tutto un bluff, lui alla fine sorride sornione ed è sano come un pesce, lo era dall’inizio.

E’ arrivato alle 6,10 di venerdì scorso, con prepotenza, Alessandro il piccolo, rinominato da poco Alessandro Magna.

Due giorni fa siamo tornati a casa, finalmente. La notizia è che il principino ha preso abbastanza bene l’arrivo della new entry, che lui chiama genericamente MBIMBO, oppure in confidenza TA AAA NDO. La principessina l’ha presa inizialmente un po’ meno bene, ma ora dobbiamo esser bravi io e la principessa (mammasprint è già in rapida ripresa) a rendere tutto liscio.

Intanto ieri con ZERO ore di sonno prima uscita post partum in bici, praticamente in apnea, e primi accordi con amici vari per riprendere anche un po’ a correre, nuotare, pedalare. D’altronde l’ho voluta io, la bicicletta.

 

Alla prossima

 

Si poteva andare tutti quanti al mio funerale vengo anch’io no tu no

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Non corro in pratica da un anno, e quando è il mio turno parto a razzo e il belo è che finisco anche fresco. Ma mai sensazione più bugiarda come questa mi era capitata prima d’ora…

Era la giornata dell’amicizia, la staffetta dei diecimila da correre in tre. La lettura dei tempi rende il senso della débâcle atletica, ma la foto rende forse un po’ il piacere immenso dell’aver fatto questa cosa con gli amici. A costo di schiattare, a costo di dover volare in moto per raggiungere la principessa in pre-travaglio da stamattina.

 

La sequenza è levriero, lucky, io

(lo dico soprattutto per UZì…anche se sono certo avrebbe indovinato comunque)

73-76-68

76-77-75

74-84-79

78-83-103

77-86-101

76-88-101

77-89-103

77-82-72

75

Totale 34’21”

Per i curiosi, qui il prequel

 

Alla prossima

 

 

Sotto i quattro

Una piccola parentesi per il momento, ma erano alcuni giorni che il mio fisico me lo chiedeva sottovoce, con discrezione visto l’ingombrante presenza della bici.

Complice la pioggia di stamattina (quindi niente bici) e soprattutto la vista dello stomaco ancora e sempre leggermente prominente (la bici nulla può contro la corsa, su questo punto, è una cosa insopportabile ma è così) nonostante i 73 kg cioè peso minimo da inizio 2013…insomma, infilo in un attimo scarpe da corsa, pantaloncini e maglietta e sono in strada.

Ci impiego i soliti 7-8′ per arrivare allo Stadio dove – dopo un po’ di piegamenti e presa di coscienza che il dolore alle gambe è sopportabile – parto per uno o forse due kilometri, vediamo un po’.

Cerco le sensazioni della bici, quel ritmo zen che mi permette di godermi il passo e il paesaggio, quel ritmo che puoi tenere senza affanno e senza lode per tutta la distanza che intendi coprire, senza arrivare stravolto.

Chiudo il primo kilometro in 3’59”, non male, sono contento, e allora… ma sì non fermiamoci e andiamo avanti per vedere se ha ragione UZì, se la bici cioè mi ha donato in questi mesi un po’ di capacità aerobica in più da sfruttare anche nella corsa, nonostante da mesi non corra.

Il secondo kilometro è speculare, anche se con un po’ di fatica, lo chiudo in 3’59”. Dunque duemila metri sotto gli otto. Sono contento, e credo abbia ragione Uzì. Certo allungare la distanza oltre i duemila metri ora sarebbe un calvario. Quindi si torna a casa, più camminando che correndo, con dolorini dappertutto, per un totale di mezzora tonda tonda.

La corsa è un altro sport. D’altronde se non fosse così si chiamerebbe ciclismo pure lei.

 

Alla prossima

Li chiamano quaranta/venti

Il gioco sta questa volta nel fare 40″ producendo uno sforzo sub-massimale, cui seguono 20″ di recupero attivo, cioè pedalando con tranquillità. Il tutto ripetuto, ma  non so bene quante volte andrebbe fatto…

Io lo faccio per cinque volte in tutto, sulla Canonica-Tregasio, che ha una pendenza media del 3%.

Anche questo metodo pare essere stato mutuato dall’atletica, e rispetto alle SFR francamente mi pare avere un po’ più di senso e utilità, a sensazione.

In realtà però poi, in fondo in fondo, mi sa che c’ha ragione Uzì, sia questa seduta che l’altra mi hanno lasciato per ora solo le gambe molto imballate.

Intanto oggi siccome la seconda borraccia l’ho dimenticata in ufficio, dove da due settimane vado e torno in mtbk, ho dovuto comprare una borraccia nuova, da 800ml, che forse domattina – se il pancione della principessa me lo permette – si va a fare una salita seria…

 

Alla prossima

Le chiamano SFR

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Mutuando dall’atletica un po’ di metodi di allenamento, il ciclismo si è un po’ rinnovato, rispetto a 20 anni fa.

E allora provo queste famose SFR – salita di forza resistente, di cui ho letto bellurie.

A dire il vero oltre ad essere poco divertente non sono neanche convinto che una cosa del genere serva più delle uscite nilly-wlly  – ad cazzum canis)

In ogni caso come si può vedere dal grafico faccio 4 ripetute da circa 1.5 km, pendenza al 5% impostandole col 53×18, cioè un rapportone che mi costringe a stare sotto le 50 rpm -rivoluzioni per minuto … cioè numero di pedalate in un minuto. Si fanno – dicono i guru… rigorosamente da seduti e senza strappare con le braccia, esercitando così solo le gambe. Poi il recupero lo detta il tempo di tornare giù e ripartire. Si tratta di sforzi di poco sotto i 4′ e recuperi di poco meno ancora . Sarei curioso di sapere cosa ne pensa il califfo, semmai passasse di qua.

Intanto il mio compagno di giochi ieri è diventato vecchio, precedendomi di qualche settimana. Auguri e …aspettami che nella nuova categoria MM40 che ora chiano chiano arrivo anch’io.

 

Alla prossima

Su per giù

Ieri Montevecchia in 11’15”, secondo miglior tempo personale dell’anno, dopo il PB ottenuto la settimana scorsa, ma lì ero in versione agonistica, per cui non male.

Poi in serata il principino a suo modo cerca di farsi capire e invoca PippoPippo (un pony che lo ha conquistato giorni fa) unito a ettapapà…ettapapà (in bicicletta con papà). Faccio i calcoli, e mi sparo altri 20 km in mtbk per portarlo sul seggiolino prima dell’imbrunire al Parco di Monza, a vedere i cavalli nel recinto, che però sono mascherati e un po’ lontani…sicché lui li chiama col verso muuuu, scambiandoli evidentemente per un altro tipo di animale, e rimproverandomi no muuuu…pippopippo.

Capisco che è ora di andare a casa, fame e sonno iniziano a condizionare il funzionamento ottimale di occhi, gambe e cervelli. Si è fatta l’ora per telefonare ad un amico, ma lui, ormai MM45 a quell’ora sta festeggiando nel migliore dei modi l’inizio della sua nuova era atletica. Auguri.

 

Alla prossima

Il picco

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Ieri un’oretta secca secca mentre a casa tutti riposano, andare e tornare a fare il test del Panda, cioè la Canonica-Tregasio, siglando un nuovo PB, con 7’19” (3’42” all’intermedio della pizzerai Lipen), nonostante il disagio per la pizza (casalinga, non di Lipen) che era ancora un po’ ferma sulla stomaco.

Uscita che sa di pisciatina del Levriero, è vero, ma devo abituarmi a trarre soddisfazioni anche dal riuscire a fare cose da un’ora sola ti vorrei. Se poi scappa pure un PB … la soddisfazione raddoppia.

 

Alla prossima