Quasi tronfio

juantopanda 2.JPG

Era tutta la settimana che quasi non pensavo ad altro. Ecco … ora va meglio.

Con 31’22” tolgo altri 2′ abbondanti al mio miglior tempo ottenuto sabato scorso sull’Alpe del Vicerè, e ora si può iniziare a pensare (per ora solo pensare) al muro dei 30′. Certo che considerando che il tempo medio impiegato dai ciclisti di Grimpeur è di 28′ e rotti, rimane pur sempre un tempo scadente, ma le sensazioni e il colpo di pedale all’uscita dei tornanti iniziano a ricordarmi alla lontana i tempi in cui, vent’anni fa (porcaputtana…20 anni!) andavo in bici un po’ più seriamente.

All’andata nessuno mi supera, nemmeno Uzì (…che nel frattempo era in giardino a far lavori autunnali 🙂 ) ma ne prendo 4 però, eh! un paio in bici da corsa e un paio in mtbk. Ché, diciamocelo, nel nostro piccolo è sempre una bella soddisfazione, da poverelli, ma pur dsempre una bella soddisfazione.

Alla prossima

Il 33 sta nel 42

con uzi al vicere.jpg

Criptico come titolo, ma ora mi spiego.

Stamattina, dopo 3 giorni di riposo (si fa per dire…) fatti apposta per non ripetere il forfait e poter finalmente sfidare Uzì sull’Alpe del Vicerè, alle 10,30 siamo ad Albavilla, e pronti-via. Ah, io non più in mountain bike, ma ben attrezzato con bici da corsa … e lui a piedi…

Gli prendo subito 100 metri in partenza grazie ad un avvio poco pendente, ma nel giro di meno di 15′ mi raggiunge e sorpassa, nel punto più duro dell’ascesa – circa 11% di pendenza – dove devo addirittura fermarmi e scendere dalla bici per rifiatare … un disonore provato solo una volta in vita mia, 15 anni fa. Lo Zio lo rivedrò poi solamente al traguardo, dove lui arriva in 30′ e pochi secondi, io in 33’49” (sulla mia agenda avevo pronosticato 33’48”!). Miglioro così il mio precedente tempo di ben 3′, e molto meglio con questa bici non credo oggi si potesse fare, perchè la moltiplica più piccola è di 42 denti! troppi rispetto ai 39 ben più adeguati per le asperità superiori all’8%. Oggi infatti, rispetto alla mtbk che ha permette rapporti ben più agili, ho guadagnato un minuto ad ognuno dei 3 intertempi, ma addirittura ho perso qualcosa nel pezzo più ripido dove sentivo pilastri di cemento al posto delle gambe.

Grande soddisfazione tuttavia, e grande divertimento, ma anche questo crono finale urla vendetta, come il precedente: finchè non scendo ALMENO sotto i 30′ non mi rassegno. Che mica posso pagarglieli sempre io i caffè allo Zio, eh! 😉

 

Alla prossima

Fatto!

Non mi piace lasciare le cose in sospeso.

Stamattina lle ore 5,00 sveglia in punto prendo una canotta, una t-shirt e un paio di maglie a manica lunga e vado in auto a  Bolognano, da dove partirò per un allenamneto verso il  monte Stivo, quota 2020 s.l.m.. Circa 1300 mt. sopra i tetti dell’Eremo di San Giacomo, abituale meta dei miei allenamenti sulla montagna tridentina.

La settimana scorsa non ero riuscito ad andare fino al rifugio per mancanza di tempo del mio amico Ben. Ci eravamo andati vicino, ma soprattutto eravamo partiti da 1200mt circa, con un dislivello e un chilometraggio decisamente ridotto rispetto all’allenamento che mi metto in testa di completare oggi.

E oggi non ce n’è di scuse! Devo partire dal BASSO e arrivare in ALTO. Costi quel che costi!

La meta è il Rifugio Marchetti, che si raggiunge dopo circa 18 km, molti su asfalto e tornanti vertiginosi, e dopo aver affrontato un dislivello di circa 1900mt. Per un totale tra andata e ritorno di circa 36 km. Non  hp mai superato i 23 km, e comunque sempre su percorso pianeggiante o sui colli della Brianza, dalle mie parti.

Oggi schiatto, mi dico! Va bene, schiatta pure, ma arrivi lassù, e poi torni giù. Punto e basta.

DETTO….FATTO!

(Tra il dire e il fare, qui c’è di mezzo …il monte, e circa 2000 kcalorie perse!)

2 ore e 40′ per l’ascesa e ben 2 ore e 10′ per la discesa, lenta, a causa di un dolorino al ginocchio sinistro. Dei 36km, 8 km sono su sterrato con massi di ogni tipo e dimensione (ci è scappato anche un calcione involontario che mi ha rotto un’unghia!).

Ma giunto in cima, al Rifugio Marchetti ho goduto 5 volte:

1) mi sono seduto

2)ho mangiato uan fetta di crostata

3) ne ho mangita un’altra (che buona)

4) ho bevuto un bruleè alle mele, arance, e aromi vari. Caldo, perchè ero infreddolito (mentre nelle stesse ore il mio Gargano drammaticamente brucia, con una temperatura di oltre 20° superiore a quella del Monte Stivo!)

5) il panorama è incantevole. Si vedono un paio di Monti che mi dicono essere alti 3500 mt., coperti di neve, che quasi la tocchi. Si vede il Lago di Garda. Tutto. Dall’inizio fino alla fine. Che spettacolo!!!

Torno giù, per rientrare al lavoro, ma noto che la mia panza fa i “capricci”. Mi costringe a fare diverse soste per provare scongiurare ed esorcizzare l’incombente rischio dello squaraufertilizzante per i boschi, ma…dopo  un po’ devo fare la … “sosta tecnica”. Non posso proprio farne a meno. …per fortuna ho dei fazzolettini con me. La cosa era già successo una prima volta nel parco di Monza mesi fa ed ho imparato la lezione.

Ma  la “carta magica” del mitico ZIO, pur non avendola ancora provata, sono sicuro, dev’essere tutta un’altra cosa!

Rinetro in albergo, doccia, stretching e…al lavoro, con qualcosa in più nel cuore, e qualcosa in meno nella panza, da poter raccontare.

Alla prossima

Il Panda, Lo Zio e Lo Stambecco

Letto così sembra il titolo di una storia di Topolino, o di qualche altro fumetto della Disney. E già che un vignettista vero c’è tra i personaggi citati. E’ un signor atleta, è un tipo in gamba, ed una gran brava persona.

E’ lo zio, alias Marco Terraneo, col quale mi do appuntamento stamattina ad Erba alle ore 6,45, per andar a recuperare insieme un suo amico, tale Marco in arte Stambecco (un nome un programma!!!) e partire alla volta di Rasura, in Valgerola, dove si disputa la Rasura Bar Bianco, corsa in montagna.

Alle ore 9,30 è prevista la partenza, ma arrivaimo con largo anticipo, dunque si fa in tempo abbondantmente a riscaldarsi, a fare qualche bisogno tecnico-fisiologico (l’aria di montagna stimola) e addirittura ad improvvisarci (complice lo Zio) fornitori ufficiali per gli atleti che risulteranno sul podio a fine gara, di quel bene indispensabile in momenti “delicati”: la carta igienica!

Prestiamo della carta igienica per un improvvisata scenetta nei prati a degli atleti che poi giungeranno PRIMO e SECONDO al traguardo, dopo aver dato del fertilizzante naturale ai prati di Rasura, mentre amici immortalano con una digitale il loro “atto glorioso”!

Quasi quasi la prossima volta la faccio anche io nei prati, Zio non dimenticarti la carta! E che sia la stessa marca di oggi!

In realtà i primi della clasifica sono dei signori atleti, che i 5,750 km li corrono tutti d’un fiato (mentre la maggior rparte degli altri, ovviamnete me compreso, camminerà molto, non riuscendo a correre su pendenze proibitive) su un dislivello di circa 700 mt.

Fa caldo, vado in crisi prima della metà gara, e mi passano davanti signore “culone” (è un’espressione affettuosa, nessuno si offenda), signori baffoni attempati, ragazzine e così via. Sono alla ricerca continua di fontane e fontanelle, per improvvisare copiose docce in un giorno che si preannunciava come tra i più caldi dell’estate, con un tasso di umidità significativo. E io ho le gambe totalmente imballate dalle ultime uscite, tutte in montagna!

Arrivo in cima dopo circa 50′ o poco più, con un distacco eterno dai miei compagni di viaggio, ma con la soddisfazione di chi prova ad affrontare sfide sportive non alla propria portata, con lo stesso spirito di chi mi precede (moltissimi) e di chi mi segue (pochini). Tutti accomunati dalla passione per la corsa in natura, la corsa in montagna. Pochi mesi fa non avrei mai pensato di farne gare in montagna. E ne ho fatte due in una settimana.

Vuoi vedere che prima o poi ci scapperà anche la prima maratona?

….Naaaaaa

Alla prossima

Caprioli all’alba

Finalmente a casa. Dopo una settimana in Trentino sono appena rientrato a Monza. Un po’ di coda in autostarda, una bella dose di caldo in casa, che era chiusa da giorni, un salto all’Esselunga a comprare qualcosa da mangiare, un rapido pranzo e poi di nuovo al lavoro. E pensare che stamattina, in concomitanza con la mia 2nd lesson of English di corsa in altura, a 760 mt., nei pressi dell’Eremo di San Giacomo sul Monte Stivo, lo scenario alle 5,30  era questo: un bel capriolo, che dopo aver visto me e Ben, il mio friend&teacher, è scappato ed ha raggiunto un suo simile, un secondo capriolo suo “compagno di fuga”, per poi sparire nel folto bosco. 

Intanto da stamattina mi pare stia crescendo la condizione atletica specifica per la corsa in montagna: fatico meno in salita rispetto a qualche giorno o settimana fa, e addirittura mi capita di staccare Ben sul trato più ripido, Ben che, alla Bolognano – Velo, in cima,  mi aveva dato 3 minuti di distacco.

Ma poi lo aspetto, mi raggiunge e continuiamo insieme l’allenamento, per un totale di circa 13 -14 km.

Mi soffermo e  ripensando alla facilità di corsa dei 2 caprioli mi dico:

“Questi due sì che avrebbero fatto il podio alla Bolognano – Velo!!”

Alla prossima

English Lssson to the Monte Stivo

Iniziamo col dire “per fortuna”.

Per fortuna Ben, il mio amico inglese, stamattina non aveva molto tempo. Non ne aveva a sufficienza per provare a fare quello che avevo in mente. Che mi sognavo di poter fare. Che proabbilmente non sarei riuscito a fare!

Ore 5,40 del mattino. Dopo aver contrattato, decidiamo (…decide) di portarci da Bolognano sino al passo Santa Barbara (mt 1200 circa s.l.m.) in macchina. Lungo il percorso, noto che ci sono solo 15° C , 20° in meno rispetto a ieri sera. Intanto, quasi investiamo un capriolo, ma arriviamo in pochi minuti all’area parcheggio. Da lì si parte per la vetta del Monte Stivo. Quota 2000mt, sarà il mio personal best!

Il patto, vista la delusione che Ben mi procura, è che ci arriveremo parlando in inglese, non in italiano, così ne approfitto per perfezionare (sarebbe meglio dire re-imparare) la lingua.

 Ben, 29 anni,  mi racconta che due anni fa ha fatto la guida turistica in un campo estivo con 15 olandesi per 3 settimane sopra i 3500 mt. L’anno scorso ha fatto vacanza da solo camminando e correndo per 700km tra la Francia e la Spagna. E’ appassionato di storia, conosce il luogo, e così mi mostra una trincea della Grande Guerra, lungo il percorso. Affascinante e suggestivo scenario!

Ma l’intero scenario complessivo di cui si gode, è ovviamente splendido, il terreno ancora (ahimè!) troppo roccioso, e ai 2000 mt ci arriviamo, in un modo o nell’altro, ancora troppo sbilanciati suil cammino rispetto alla corsa. In poco meno di un’ora. Dalla cima, mi dice, nelle giornate più limpide si vede addirittura Venezia. Abbiamo il tempo di fermarci sulla costa occidentale del Monte Stivo, poco distante dal Rifugio Marchetti e dall’osservatorio. Condividiamo lo spazio con due cani randagi un po’ troppo incazzosai e minacciosi, un escursionista, una mandria di cavalli e mucche lasciati liberi di pascolare.

Sono quasi le 7. E’ tardi per Ben! Deve scappare al lavoro. Ci buttiamo allora a velocità folle per una scorciatoia, la cui pendenza e la cui percorribilità vi lascio immaginare.  I quadricipiti urlano di dolore, le ginocchia piangono, le mosche cazzutissime d’altura mi inseguono su un terreno dove devo fare slalom tra merde grandi quasi quanto un monolocale milanese, tante buche e moltissimi sassi. Risultato, anche oggi…cado! 3 volte! Per fortuna non sulle maxi-cacche! Ben mi ripete: “Danielo….you often slip” (…più o meno “scivoli sempre! eccheccacchio!!!”)

Arriviamo in poco più di venti minuti all’area parcheggio. Sono stanco, ma domani voglio correre ancora! Ben ci sentiamo stasera?

Gli dico “If we’re not so tired we can organize for tomorrow morning”.

Mi dice “It’s ok”! … Mi rimane un dubbio: avrà capito cosa gli ho detto?

 

See you to the next time!

La quiete prima della tempesta

Ieri mattina sveglia ll’alba e giro “turistico” tranquillo attorno ad Arco, puntatina sulla cima Colodri a quota 400mt., per assaporare il morso ai quadricipiti e ripagare lo sforzo grazie al bel panorama sul lago; poi  passaggio su un sentiero di sassi di ogni ordine e grado (che dolore ai piedi!) e rientro dopo 1 ora e mezza circa.

Stamattina: riposo! Mi sono svegliatoa alle ore 5,10, ma le gambe mi hanno sconsigliato di andare a correre. Daltronde i “guru del running” suggeriscono di ascoltare i messaggi del corpo. Fatto. Mi giro dall’altra parte e dormpo fino alle 6,30.

….Ma la foto che vedete qui sopra è il traguardo che domattina, a partire dalle ore 5,30 punterò e cercherò di raggiungere.

Si chiama Monte Stivo, altitudine 2059 metri.

Tra un’ora mi incontro con Benjamin, un ragazzo inglese che fa arrampicate e corsa in montagna eche ha crso con me la Bolognano Velo. Con lui pianificheremo la “cazzata” di domani mattina. 20km circa di salita con dislivello di 2000 mt! E 20 km di discesa! Totale: quasi una maratona (mai fatta!)

La sfida mi intriga da matti: non sono mai andato oltre i 23 km in pianura e non sono mai andato oltre i 1170 mt di altitudine nella mia vita. Il dislivello massimo mai afforntato è pari alla metà di quello che coprirò domani.

Se domani non leggete di me, si prega di mandare qualcuno a  recuperarci lassù. Grazie.

 

Alla prossima

Prima corsa in montagna

 

La mattina inizia in modo anomalo… ore 7,40, colazione appena fatta giù in albergo, torno in camera indosso completino da gara e…. ogni volta che provo ad uscire dall’albergo per recarmi sul luogo della partenza, devo tornare sui miei passi e …. fare una scappata in bagno! Lo faccio una prima volta, una seconda, una terza e…addirittura una quarta. Questi “numeri” sono per me usuali in una settimana, forse anche in una decina di giorni! Non certo in una manciata di minuti!!!

Sarà l’emozione o quel che ho mangiato ieri sera? Bah, vedremo in gara…

E’ il 15 luglio! Giorno della Bolognano – Velo, e si corre non distante da Arco di Trento. E’ la mia prima corsa competitiva in montagna. E’ il giorno della mia Bolognano-Velo…

Giungo alla partenza alle ore 8,30, ritiro il pettorale e noto che la giornata si preannuncia calda. Molto calda. Circa 30°!

Do un’occhiata ai volantini delle prossime gare locali, per decidere quale sarà il prossimo appuntamento, ma poi mi concentro sulla cartina altimetrica del percorso che coprirò, oggi dalle ore 10.

Un lungo riscaldamento, e incrocio un giovane ragazzo Keniano (che vincerà la gara) e Molinari, quarantenne mai domo, pluricampione europeo e mondiale. Ne approfitto per fare un po’ di stretching di fianco a loro, e nell’occasine osservo da vicino questi campioni: entrambi hanno muscoli in apparenza inesistenti, corporatura snella, atteggiamento rilassato, per nulla teso e comportamento assolutamente normale. Non s ela tirano affatto. Anzi. E la cosa, confrontata con i campioni di altri sport, mi sorprende piacevolmente.

Il direttore gara fa la “spunta” dei presenti, ore 9,55.

Alle ore 10, come previsto, con estrema puntualità, il “bang” del VIA!

La Bolognano-Velo prevede un percorso durissimo che dai 130 mt s.l.m della partenza, conduce a quota 170 mt. in 9630 mt. con un dislivello di oltre 1000 mt.

 

Avendo studiato con attenzione la cartina, decido di dividere mentalmente la gara in 3 tronconi:

A) i primi 2km al 4% di pendenza,

B) circa 3 km di sentiero con pendenza media del 26% (e punte oltre il 30%!!!),

C) 3km al 4% in cui l’ultimo km ha una pendenza del 13% circa.

Bene! Amministro le energie nel primo troncone, in cui facciamo un giro all’interno del desolato ma bel paesino, Bolognano. Mi tengo in coda al gruppo con la sensazione volutamente forzata, di sentirmi “sotto-ritmo”, per potermi permettere di scaldarmi ben bene e poi provare nel temutissimo troncone B a verificare se le mie vecchie doti di ciclista scalatore (di oltre 12 anni fa!!!) sono confermate ache sulla corsa in montagna. E qui arriva la prima sorpesa! Dobbiamo tutti (almeno quelli e riesco a vedere, ma sono quasi tutti) scordarci di poter “correre”. Qui è d’obbligo camminare, neanche tanto veloce, e in alcuni punti mi sembra si sfiori “l’arrampicata”!

Il sentiero terribile che va su sino alla Chiesetta di San Francesco è sterrato, d’un terriccio morbido sui lati, roccioso scomposto nel centro. Bene! Cioè…male! Qui dopo aver recuperato alcuni atleti – mi pare con soddisfacente slancio – scivolo una prima volta. Mi rialzo, cammino sguardo basso alla ricerca degli appoggi sicuri e dopo alcune centinaia di metri, le mie mizuno “slickissime” mi fanno scivolare ancora. Prima che finisca il sentiero scivolerò ancora due volte. Totale: 4 scivolate, quante le volte che son dovuto scappare in bagno stamattina. Pareggio! Spero che se ci debba essere un vincotore, vinca “la scivolta” e non il “bagno”. Non sarebbe davvero uno spettacolo decoroso!

La seconda sorpresa è che non mi fanno male le gambe, non sono a corto di fiato, ma ho una stanchezza muscolare nella zona lombare, dove muscoli non credevo neanche di averne! Il mal di schiena mi costringerà a fare diverse soste, in cui noto che il battito cardiaco fatica a scendere sotto le 165 pulsazioni. …da fermo! E 165 sono le pulsazioni medie registrate correndo nella gara in cui ho ottenuto il mio personal best sui 10.000, in 41’ circa.

Inizio a pensare…è tosta la Bolognano-Velo! Cazzo se è tosta!

Il troncone B, con le sue proibitive pendenze comincia a sembrarmi troppo lungo, infinitamente lungo. Ma non dovevano essre 3 km? Ora mi accorgo che inizano a lamentarsene anche le mie gambe, mentre con mia sorpresa resta decente l’affanno. Ma le gambe bruciano di stanchezza. Ho camminato sì , ho corso poco, finora, ma le gambe e la schiena fanno davvero male! Ma testrado e caparbio, continuo a recuperare alcune posizioni. Dopo circa 7 km alla fine del troncone B, trovo finalmente il ristoro e lo spugnaggio. E’ il secondo, ma il primo è stato una vita fa, già non me lo ricordo più! Ci sono circa 30°C , corriamo da oltre un’ora, ed il panorama, qui al ristoro è invitante. Siamo su un posto bellisiimo. Ad un’altezza che mi sembra elvetassima. In realtà siamo a circa 950 mt s.l.m. Bevo 5 bicchieri d’acqua, uno di the, mi rinfresco con 4 spugne, e mi godo il panorama. Me lo guardo e me lo osservo! Scruto in lontanazna scorci d’un paesaggio nitido eche si staglia nella Valle de Srca, a nord est del lago di Garda. E così, non me ne accorgo, sto fermo oltre 2-3’! …che sarà mai! E’la mia prima corsa in montagna! Ma intanto mi hanno superato credo una decina di atleti. Gli ultimi km sono sulla carta decisamente corribili ma, terza e ultima soprpresa….non ho più energie!!! Quando provoa correre, dopo aver tanto camminato, mi accorgo che sono in crisi! Caldo, fatica e altitudine mi portano giramento di testa, fischi alle orecchie e debolezza. Ed ho fame! E che fame! Non vi sono dubbi! Sono nel pieno di una crisi. Sensazioni simile le avevo provate tanti anni fa in un allenamento in bicicletta. Allora mi ero dovuto fermare in una casa, per elemosinare un tozzo di pane ed un pezzo di formaggio, per poter rientrare a casa!

Il troncone C, in cui avrei voluto spingere per recuperare ancora posizioni fino alla fine, mi si presenta come un calvario. Sembra che non abbia forze nenanche per superare un paio di ragazze che sul sentiero finale corricchiano e canticchiano allegramente! Beh, va bene la crisi ma questo mi pare troppo. Raccolgo le ultime energie (quali?dove?…non ne trovo!!!) e provo l’ultimo strappo. A questo punto dovrebbero mancare poco più di mille metri. Mi fermo. Cammino, Sento le voci del pubblico al traguardo, ma non vedo il traguardo. Riprendo a correre. Mi rifermo e cammino ancora. Sento la voce dello speaker e intravedo, finalmente il gonfiabile….sprint irrinunciabile da ex pistaiolo velocista (che si ostina a voler fare brutte figure su distanze lunghe), il che produce un “ingiustificabile” entusiasmo nel pubblico presente. Applausi e incoraggiamenti. Ma “de che?” Dietro credo ci siano davvero pochi atleti …chiudo in 1 ora 24’ e 40″. A circa 30’ dai primi, molto più vicino agli ultimi.

Corro in montagna da un mesetto circa e mi piace molto. Mi esaltano le salite, mi paice andar su e godermi il meritato panoram, il silenzio, la natura. Mi piace “correre” in montagna. Ribadisco, “correre”.

Ma oggi, francamente, mi rimane un grosso rammarico. La cosa che proprio non mi va giù è che oggi si sia corso davvero poco. Per due terzi personalmente ho camminato e ho visto camminare (e arrampicare). Non tanto per le pendenze, ma per il titpo di terreno friabile e sconnesso. Forse è tipico delle gare in montagna (d’altronde le conosco così poco), o forse siamo “scarsi” io e miei vicini di classifica. O, probabilmente, entrambe le cose.

Devo però concludere il mio racconto ammenbttendo che la manifestazione è stata organizzata con estrema precisione, massima cura e attenzione ai dettagli, e il pasta party finale rende merito di una corsa che per l’anno prossimo mi sento di consigliare a tutti. Tranne che a me.

Alla prossima.

Laghel – Cima Colodri

Domani a Biassono, vicino Monza la città in cui vivo, ho programmato la partecipazione a due gare serali: il miglio e l’americana. gare che si preannunciano spettacolari perchè su un percorso cittadino da ripetere più volte, attorno ad una piazza e ad una chiesa, nel centro del paese.

Ma oggi sono in Trentino, ad Arco di Trento per la precisione, dove ultimamente alloggio per lavoro.

Dunque stamattina, contro ogni logica che suggerirebbe riposo o, al massimo, una sgambatina tranquilla, mi sveglio alle 6,00 infilo scarpe, canotta e  pantaloncino e mi fiondo in strada, puntando il monte Colodri, che mi guarda e … mi seduce. Fuori ci sono 13°, fa un po’ freddo, ma sempre meglio che soffrire il caldo.

Porto con me il cardiofrequenzimetro, per esser certo di non esagerare, ed inizio a salire verso il Castello di Arco, lungo una strada che mi porta ad un bivio. Il  Castello l’ho già visto, dunque scelgo la strada che mi indica “Via Crucis di Laghel”. Il nome mi inspira e dunque procedo. Arrivo dopo circa 15′ ad un Santuario della Beata Vergine di Laghel, e mi accorgo che sulla destra c’è un sentiero che si inerpica tra i boschi. Un cartello me lo segnala come “sentiero dei lecci”. Leggo che nei primi del 900 l’ing. Gianni Caproni, uno dei primi progettisti di aerei, aveva fatto piantare qui dei lecci, per avere materia prima disponibile per costruire alcune parti dei suoi veivoli. La storia mi appassiona e mi convinco a procedere. Il sentiero lungo 850 mt, porta dai 220mt di altitudine ai 400mt, da cui si godrà di una vista panoramica eccezionale su tutta la valle. Arrivo in cima più arrampicandomi che correndo, tra rocce a sinistra a destra, sotto i miei piedi dolenti e con apparizioni varie di lecci, cipressi, pini austriaci, querce e caprini neri. Non manca un ulivo che sembra essersi smarrito tra questi alberi che, coi loro fusti slanciati, in media sono alti non meno di una dozzina di metri.

Ovviamente, per chi mi conosce sa che non è una novità, riesco come al solito a sbagliare strada. Me ne accogo quando mi trovo davanti ad un muro, dopo aver percorso qualche centinaio di metri su un sentiero che facevo davvero fatica a rioconoscere come tale. Allora torno indietro e seguo la segnaletica che avevo ignorato poco prima. Inforco un sentiero roccioso e praticamente smetto di correre ed inizio ad arrampicarmi, scivolando ogni passo con le mie mizuno slickissime, che tengono poco anche sull’asfalto, figuriamoci qui, dove ieri è venuto giù un acquazzone con i controfiocchi.

La fatica è la paura di cadere è ricompensata dalla preannunciata veduta sulla valle, la giornata è limpida, intravedo nitidamente ogni casa, ogni strada, ogni albero per diversi kilometri, fin dove la mia miopia mi permette di spingermi con lo sguardo estasiato. Giro sulla destra e mi accorgo che sotto di me, dopo il Castello di Arco, oltre il promontorio, si vede il Lago di Garda, che da Riva scende giù verso il bresciano.

Sulla Cima Colodri, a 400mt di altezza. Qui è stata impiantata una grossa Croce. Sotto di essa c’è una cassetta con dentro un libro, su cui la “community” degli amanti delle passeggiate in montagna lascia un segno, una frase, una scritta, un saluto. Lo sfoglio e mi colpisce in particolare una frase con grafia e sintassi semplice, tipica di un bimbo, o di una bimba:

“4 luglio 2007 Luca, Giorgia e nonno Tarcisio oggi siamo stati qui  la giornata è un po’ nuvolosa ma abbiamo fatto una bella passeggiata ed era molto faticosa”

Il pensiero vola inevitabilmente verso mia figlia, che oggi  ad oltre mille km da me, è in vacanza con i suoi nonni, ovvero mia madre e mio padre. Li rivedrò a fine luglio, ma il mio cuore, armato di fantasia, monta sul veivolo fatto con i lecci dell’ing. Caproni e dopo aver spiccato un salto dalla Cima colodri, vola via e li raggiunge. a quest’ora certamente è già con loro.  Sarà per questo che il cardio frequenzimetro non segna più nulla. Ma in realtà, anche oggi, non l’ho mai guardato.

Alla prossima.

Dall’Eremo di San Giacomo alla Ricognizione della Ponale Rigatti’s Cup

Ieri, ore 7, il tentativo di “assalto promesso” all’Eremo di San Giacomo, è miseramente naufragato ad 1 km dall’arrivo. L’ultimo km, il più duro non ce l’ho fatta a farlo. Giramenti di testa, difficoltà a respirare mi hanno indotto a rinunciare. E d’altronde i miei 17 km circa sono comunque riuscito a farli, potevo dunque sentirmi soddisfatto. Ma non è stato così fino in fondo.

Rientro in albergo, un tuffo in piscina dell’Hotel dove alloggio in questi giorni, doccia, colazione e poi al lavoro.

Ieri sera ad Arco di Trento, dopo una cena solitaria, lontano dalla famiglia, mi attanaglia un forte senso di solitudine, e il mio pensiero vola a 300km circa da dove sono, e va verso mia moglie e la mia piccolina mi stanno aspettando, nella mia casetta a Monza. Quanto mi mancano! Telefonata malinconica e via a dormire.

E siamo a stamattina. Ho voglia di dare una botta di vita alla mia giornata, dunque sveglia alle 5, con un chiodo fisso. Su un volantino raccolto a Riva del Garda in questi giorni, ho letto che la gara a cui parteciperanno gli stagisti di podisti.net con Piero Colangelo, la Ponale Rigatti’s Cup, passerà dalla vecchia strada del Ponale, da alcuni definita una delle strade più belle d’Europa! Addirittura?!

 

Beh, non sono sicuro di esserci il giorno della gara….devo provarla oggi!

E allora via, in macchina fino a Riva del Garda, parcheggio a due passi da P.zza III Novembre dove sarà fissta la partenza, e prima delle ore 6, mi fiondo sui primi tornanti che si mostrano immediatamente in tutto il loro splendore: strada sterrrata, stretta, e panoramicisima, da subito a picco sul Lago di Garda. La pendenza non è dolcissima, ma i primi km sono decisamnte corribili. Ho dimenticato orologio e cardiofrequenzimetro, ma non ne sentirò la mancanza. Aveva ragione a fine ‘800 Giacomo Cis, che ha voluto a tutti i costi, contro ogni parere, la realizzazione di questa strada. Salgo dai 60 mt di altitudine di Riva, verso Pregasina, piccolo borgo a poco più di 500 mt di altitudine, dove raggiungo una fontana e poi la bella Chiesetta del paesino. Tutti dormono. Non si sente volare una mosca. Solo poche case qui a Pregasina, direi non oltre una trentina, e anche da qui, panoramica vista sul lago. Ho già percorso oltre 6 km, ma l’arrivo della gara prevista per il 1 luglio non è qui. E’ ben 4,5 km più in su!!! E il volantino recita:

Pregasina…la tipica calma prima della tempesta: dalla tranquillità di questo abitato abbarbicato sulle pendici dei monti in alto sopra il Garda ci si dirige verso un tratto in salita, che vi lascerà letteramente senza fiato, portandovi alla Malga Palaer. Il 15% di pendenza non da tregua fino ad uno spiazzo che in giornate terse offre la possibilità di ammirare l’intero lago di Garda sino alla sua estremità più meridionale, un posto ideale per farsi una meritata pausa durante questa infinita salita.”

Tentenno, la mia iniziale convinzione ad andare fin su vacilla, il sole inizia a farsi vedere e sentire, sono stanco dalla uscita di ieri. Ma non posso rinunciare. Questo blog, e la voglia di raccontare l’esperienza agli amici e a chi dovrà fare questa gara, mi spinge a portare a termine la ricognizione intrapresa.

Scopro subito che il volantino non mentiva….la salita dopo Pregasina è durissima, sembra infinita e in alcuni punti mette a dura prova la mia volontà, ma non mi piego. Continuo imperterrito, ma sono costretto, ripetutamnte, a fermarmi per rifiatare, nonostante non mi sembra di avere un ritmo infernale. Però ho la netta sensazione che la pendenza in alcuni punti sia ben olre il 15 %. Anche in discesa, al ritorno, in quegli stessi punti, la pendenza mi costringerà a smettere di correre e a camminare. In discesa mi era capitato, finora, raramente.

Ed anche sul panorama, il volantino scopro che non mente! Nonostante la giornata non sia limpidissima, il panorama di cu si può godere dal Dosso Larici, belvedere posto a 600 mt dalla casina Palaer, traguardo della ricognizione e della gara che ci sarà il 1 luglio, è semplicemente incantevole. E siamo a quasi 1000mt s.l.m., dopo un dislivello di poco più di 900 mt in 10,6 km

Quando corro in salita, sono solito contare le volte che per stanchezza sono costretto a fare delle pause. Oggi ho davvero perso il conto. Perché la salita è stata lunga e dura, ma anche perché privato del cronometro e in assenza di competitività alcuna, mi sono goduto questo bellissimo percorso che consiglio a tutti color i quali hanno la possibilità di farlo. Alla fine della discesa, mi accorgo che mi bruciano i muscoli delle gambe per il dolore e per la stanchezza. Non me ne sono accorto ma ho fatto anche oggi, oltre 20 km.

Per i “podnettari” che parteciperanno alla gara su questo percorso, il 1 luglio, in particolare consiglio di gestire le energie lungo la Ponale fino a Pregasina, perché il tratto succesivo è davvero temibile. Almeno per chi, come me, ha sempre corso in piano, e le montagne le sta scoprendo solo nell’ultimo mese.

Oggi rientro a casa. Non vedo l’ora di abbracciare le mie principesse. Alla prossima,

Danilo