Le tasche piene di sassi

mi riconosci

ho le scarpe piene di sassi

la faccia piena di schiaffi

il cuore pieno di battiti

e gli occhi pieni di te

 

Periodo d’oro per Jovanotti, che lasciatosi alle spalle i tempi di E’ qui la festa, in cui l’odiavo quasi, ora sfoggia poesie più che brani.

 

Ieri dopo un mese di impossibilità, riprendo con un po’ di 100mt svelti, perchè veloci proprio non li si può chiamare. Due serie da 4 ripetute in 14″ alto. Le difficoltà della gamba sinistra a salire permangono e il dolorino è ancora lì, ma migliora il quadro generale e pure la schiena sembra un po’ più disponibile ad accompagnare il movimento delle gambe che fremono, vogliose di girare un po’ più briose di come son costrette a muoversi ora.

Dopo sette minuti corro un 600 regolarissimo, chiuso in 1’52”, con un po’ troppa fatica per i mie gusti. Mi rifugio nell’alibi della pasta e fagioli della mensa, che gonfia lo stomaco, che schiaccia il diaframma che impedisce ai polmoni di espandersi bene.

 

Alla prossima

The seed 2.0

Uno dei brani (e che interpretazione!) che da anni mi torna in mente con una insistente frequenza. Non solo quando corro.

Sono impazzito per ritrovarlo, per forza, sia loro che lui erano per me sconosciuti prima di questo brano. E non credo neanche abbian fatto cose straordinarie dopo. Questa è la versione live, primi anni 2000.

Spero piaccia. Per me, spacca.

 

 

 

 

Su e giù per la Creuza

 

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Genova, Capitolo II.

Dopo poco più di 6 mesi torno a Genova per lavoro, e dall’Hotel Assarotti, sull’omonima via, trovo nascosta in una traversa, una via  ripida fatta di mattoni rossi, un’antica mulattiera con dei gradoni lunghi circa due metri, ma alti poco più di 10cm. Leggo Salita inferiore di San Rocchino, e la via va su su, per circa 7-800 metri in questo modo. E’ larga un paio di metri circa, rigorosamente chiusa ai mezzi motorizzati, all’ombra e tra antichi palazzi.

Mi diranno poi che, ignaro, ho corso su e giù per una delle famose creuze genovesi, di cui cantava De Andrè.

Poi mi sparo anche i bellissimi gradini in fondo a Via Palestro, qualche centinaio, su 4 rampe. Non domo, mi sparo anche la Via Palestro in salita, su afalto.

 

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E daltronde, quando le piste vanno in ferie senza i pistaioli, qualcosa bisogna pur inventarsi, per restare in forma.

Chiudo cenando tristemente in solitaria, con picagge al pesto quello vero, prosciutto e melone, panna cotta e un bicchier di vino.

 

Alla prossima

Musica e corsa

Lunedi e martedi passati senza correre. Per stanchezza prima e per impegni familiari dopo. Così ho provato un lavoro che in molti avranno già fatto e che continuamente fanno: selezionare musica da portarsi dietro, nel proprio lettore mp3, da ascoltare mentre si corre.

Ho acquistato da poco uno di questi “miracolosi” aggeggi e non avendo ancora una custodia da legare ad un braccio mentre corro, per ora sono impegnato solo a fare un lavoro a tavolino di selezione di brani musicali, per le varie tipologie di allenamento: lungo lento, ripetute, ecc.. Tanto so già che il più delle volte finirò per ascoltare la radio e non una selezione di brani. Preferisco ancora la sorpresa al pezzo conosciuto e previsto.

Intanto mi emoziono ascoltando “Hurt” di Christina Aguilera e “Entre dos Aguas” di Paco de Lucia. E mi commuovo mentre ascolto Night Club 1960 un brano di Astor Piazzolla interpretato dal maestoso Al di Meola. Al mio matrimonio un carissimo amico lo suonò per me in chiesa, con la sua chitarra classica. Con questo pezzo nelle cuffiette, penso, potrei spaccare il mondo mentre corro. Sempre che non si accorga di me l’organizzazione della NYC Marathon.

Stasera vado a far ripetute. Meglio che ci vada solo, col rumore del mio fiatone e a suon di musica del clap clap delle mie scarpe vecchie e usurate. Più che il mondo, spero di non spaccare me. Non ne ho nessuna voglia. Sono già alle prese con il virus intestinale che nelle ultime settimane ha pizzicato la mia prinicpessina Martina e la mia principessa Oriana. Indovinate a chi dovrebbe toccare ora? …indovinato.

Ma io…non ho certo paura. Noi runner non ci ammaliamo MAI!  Max, Nicola, dico bene? 

😉

Alla prossima