Domata la Onno (…ma non Uzì)

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Stamattina a parte un leggero mal di gambe, che rientrerà prima della sfida, sono pronto per la rivincita con Uzì. E anche lui dice di star bene. Ottimo, nessuna pretattica e si gioca a carte scoperte …così mi piace.

Si è deciso per la Onno dove nel 2012 lui siglava un PB di 16′ netti e io di 20′, quindi 4′ tondi di distacco … ma quest’anno io sono allenato e lui no, quindi prevediamo di poterci divertire.

E così sarà.

Pronti via, gli dico subito che avendo IO vinto la prima 🙂 toccherà a lui attaccare, quindi mi metto a ruota e aspetto di vedere cosa intende fare.

Dopo le prime centianaia di metri inizia il suo forcing e capisco subito che ci sarà da soffrire.

Dalla mia ho rapporti più agili a dispozione, ma lui più leggero e reattivo si alza ripetutamente sui pedali e inzia ad allungare, o almeno ci prova, più volte. Non sono attacchi secchi, ma progressioni a elastico. E ogni volta osserva la mia ombra, e capisce che non basta, deve inventarsi altro. Sto così bene che provo a un certo punto anche a rispondere e timidamente rilanciare, ma ma mi accorgo che avrei cartucce per staccarlo ma non per tenere il ritmo alto fino alla fine.

Si va quindi avanti con il suo copione per 3km a ritmo elvato, sino al segnale maledetto dei 2km alla vetta, dove vado cazzarola sistematicamente in difficoltà, come mi capitava anche nel 2012, sempre lì e sempre dopo circa 10′ dallo start…

E allora i pochi metri che Uzì guadgna con l’ultima progressione, iniziano rapidamente a diventare decine di metri, e poi ancora aumentano, finchè io schianto, ho bisogno di rifiatare e ossigenare i muscoli che hanno accumulato lattato, e vedo che il distacco arriva rapidamente a circa 40″, anche se lo vedo Uzì, è lì davanti…

Spero allora in una mia rapida ripresa e in un suo contestuale calo, ma accade solo la prima delle due cose. Gli ultimi 500 metri è una volata per cercare di stare sotto i 18′, mi riesce con un tempo finale di 17’52” oltre 2′ sotto il precedente PB, ma Uzì con 17″ e rotti mi ha preceduto e si aggiudica meritatamente la rivincita, steso sul muretto del traguardo, ad ansimare devastato, ma vincente.

I valori sono ripristinati alla fonte, è di nuovo lui il più forte dei due…ma ora ci giocheremo la bella. E intendo giocarmela.

Tocca solo decidere, insieme, dove e quando farla.

 

Alla prossima

 

Un anno dopo, gap Colmato

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La verità è che … quando alle 7,30 partiamo da Canzo, per arrivare al bivio che segna l’inizio della sfida in salita con Uzì verso la Colma di Sormano, tutto lascia pensare che dopo poco meno di 10km di ascesa l’epilogo sarà diverso da quello che vedremo.

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Ma pronti via, Uzì già dai primi metri sembra faticare a reggere il ritmo blando sulle prime pendenze dolci, il che è poco credibile, sicchè lo prendo in giro, e sono convinto stia bluffando.

Quando dopo i primi 2km accelero un pochino, lui mi lascia addirittura andare e mi lascia guadagnare qualche decina di metri, in modo da tenermi sempre a vista. All’inizio mi tengo su un passo prudente senza forzare, perchè immagino voglia divertirsi giocando al gatto col topo, sicchè solo verso il quarto kilometro quando la pendenza in prossimità del centro abitato di Sormano diventa più consistente (9-10%), passo al 34×28 e forzo un po’, per un paio di kilometri, fino a guadagnargli una quindicina di secondi. Non mi fido però … e faccio bene. 🙂

Dopo lo strappo, quando mancano circa 2,5 km all’arrivo Uzì mi torna sotto e mi riaggancia. Quando mi affianca gli dico vedo che tu inizi a carburare quando gli altri iniziano a stancarsi, ma lui nega e in effetti mi soprprende sentire il suo affanno: delle due l’una, o è un bravo attore o è vicino al limite. Non resta che provare a riaccelerare per capire.

Una progressione, poi una seconda, e dopo un po’ di elastico in effetti Uzì si stacca ancora. Di poco, però si stacca.

Sono convinto che negli ultimi metri mi salterà addosso per soffiarmi la vittoria …ma vittoria deche? 🙂 

Sono affaticato anch’io, ma voglio provare a rendergli difficile il finale. Accelero, mi alzo sui pedali e quando sto per raggiungere l’osservatorio mi volto e… Uzì non si vede. Dunque non bluffava, è incappato probabilmente – e umanamente – in una giornata no. Chiudo in 42’15”, quasi cinque minuti sotto il PB del 2012, lui una scarsa trentina di secondi dopo. La VAM di oggi è di quasi 900, nettamente migliorata rispetto al 2012. Dopo 4 mesi di allenamento costante…son soddsfazioni.

Su questa salita miglioriamo entrambi il tempo dell’anno scorso e, anche qui, sono sotto la media di Grimpeur.it .

E’ un buon momento. Sarà il caso di goderselo appieno, visto che la rivincita mi è già stata chiesta…e sono quindi certo che il verdetto sarà presto inveritto.

 

Alla prossima

Domato l’Alpe d’Huzì

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Il nome d’arte dell’Alpe del Vicerè lo partoriamo col Levriero qualche giorno fa, e direi che calza a pennello.

Nulla da fare, l’Alpe appartiene a lui, che detiene un tempo irrangiungibile, 25′ e rotti l’anno scorso, ma anche quest’anno 27′ e rotti pur senza allenamento specifico in bici.

Io però sono soddisfatto, pedalo forte, mai in crisi nonostante i 34° C, e con i 73Kg di peso in partenza, cioè 2kg in meno dal precedente PB di un mese e mezzo fa, tolgo quasi 2′ netti e scendo finamente sotto il muro dei 30′, siglando il nuovo PB: 29’15”

Dal padrone indiscusso dell’Alpe oggi ne beccherei ancora almeno 2′, ma insomma, va bene così … per ora 🙂

 

Alla prossima

E col Lissolo sono due!

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Dopo il PB 2013 sulla salita di Tregasio, il secondo PB del 2012 crolla oggi, in una giornata caldissima e nonostante le gambe fiacche.

Nell’avvicinarmi al Lissolo approccio la salitella di Sirtori, che vuol dire un paio di km al 5% prima di scendere al punto di partenza a Perego. Lì le gambe reagiscono bene, col 34×28 non vado mai in crisi, e anche nel punto più duro, nei pochi metri oltre il 30%, non ho mail la sensazione di dover mettere il piede a terra.

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A dire il vero pedalo troppo prudentemente la prima parte e mi pare anche che la salita finisca troppo in fretta, quando guardo il crono e leggo 10’03”, abbondantemente sotto la media Grimpeur dell’anno,  dopo un intertempo alto a 7’25”. Il tempo finale migliora di 46″ il tempo di due mesi fa,  e di 22″ il PB 2012.

Ora però vorrei trovare il tempo per fare una salita un po’ lunghetta, sopra i 10km per testare la tenuta del ritmo, vediamo nei prossimi giorni…

 

Alla prossima

 

 

Le 3 cime di Brianza

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Ieri esco pimpante e dopo Lesmo becco un imprevisto temporale, mi riparo per 20′ ma non smette, e allora torno a casa un pelo frustrato e anche bagnato, dopo 23km praticamente inutili.

Oggi invece con i 1.330 metri di dislivello e 82 km, torno a casa con una mal di testa che era cominciato quasi subito, già da quella che in realtà potrebbe essere considerata un’altra ascesa, cioè il lungo tratto che io ignoro, da Lesmo a Monticello passando da Casatenovo.

La prima salita che affronto dopo una ttrentina di km da casa, è una  salita nuova, e di fatti mi perdo un paio di volte, nel caratteristico paesino di Villa Vergano che raggiungo dopo circa 16′. Lì il pavè baganto mi preannuncia una difficile discesa con pendenze che nell’ultimo km toccano il 20%.

Scendo a Dolzago e la pioggia lascia il posto al sole, sicchè decido di farmi la seconda ascesa del Colle Brianza da Boffalora, il mal di testa martella quindi non spingo rapporti duri e vado su col 34×28, agilissimo. Arrivo in cima in 15’30”.

Proseguo in discesa verso Santa Maria Hoè, carico un paio di borracce d’acqua, mangio una banana e vado su per la terza ascesa, la più bella ma anche la più tosta, la mitica Giovenzana, dove arrivo provato in 18’48” e…sorpresa…oggi non esce acqua dalla fontana con vasca in pietra. Sono abbastanza cotto, ma mi spingo un po’ in su verso il bivio per San genesio e Santa Maria del Sasso, scelgo la seconda ma poi non consocendo la strada ed essendo quasi a rosso decido che si torna a casa, sperando mi basti la riserva d’acqua. Basterà.

 

 

Alla prossima

 

Domata Giovenzana

Le albicocche del Gargano, mangiate sul Gargano e nel epriodo giusto (giugno) sono uniche!

Oggi però quando cn oltre 30° C, dopo aver tuffato la testa nell’acqua che sgorga alla fine della salita di Giovenzana, ne mangio quattro di quelle … albicocchepuglia … comprate da un marocchino … in un mercatino della Brianza…hanno un sapore che non ti dico.

Ci ho fatto 72 km per andare e tornare, ma quel che conta oggi è avere conquistato la mia personale sfida, abbassare (con 16’55”, circa un minuto sotto!) il precedente PB sulla salita di Giovenzana, e col pignone 28, al terzo tentativo finalmente senza metter piede a terra sul muro finale. Son soddisfazioni!

 

Alla prossima

Col ventotto

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Di pochissimo, ok, ma pur sempre un record personale oggi.

Ieri l’autodromo chiuso mi costringe a ripiegare su 3 ripetute sui mille metri (1’42”-1’39” e 1’40”) sul lungo rettilineo nel parco di Monza, esterno all’autodromo.

Oggi invece con solo 6 ore di sonno, ma con un fresco invitante, alle 7,30 zompo sulla mia bici e vado a sperimentare in un’uscita di una cinquantina di km, il nuovo pacco pignoni, col 28, finalmente!

Sento subito la differenza nelle gambe – specialmente sulle ripidissime rampe di Montevecchia dove la pedalata è bella pimpante, ma alla fine il cronometro è solo di poco migliore del mio precedente PB, così chiudo in 11’29” l’ascesa.

Domani però si torna in pista, a Villasanta, perchè dopo Lucky sui 100 metri, ora anche mio fratello vuol farmi la pelle, sui 150 metri.

 

Alla prossima

Nel nubifragio

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Sembrava di essere in alto mare nel vero senso della parola, quando a soli 15 km da casa vengo travolto da un nubifragio terribile. Nel mentre mi si slaccia pure il casco e quando provo a frenare mi accorgo che i freni non rispondono affatto. E allora quello mi pare un buon momento per fermarsi e ripararsi sotto la tettoia di un benzinaio.

Sono passati circa 55km da quando ho inforcato la bici e ne mancano ancora una quindicina per rientrare. Ma la soddisfazione per aver limato di circa 3′ il precedente PB sulla salita tostissima di Giovenzana mi da l’energia per affrontare tutto, oggi. Peccato aver messo anche stavolta, come allora, il piede a terra, in un tratto in cui, però, il mio giochino mi dice che la pendenza è del 33% circa…

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… e in effetti le poche energie residue (a quel punto eppure mancano solo 300 metri dal traguardo!) non mi permettono neache di stare in equilibrio sui pedali. La sosta dura 30″, giusto il tempo per ripartire e chiudere l’ascesa in 17’49”. E il peso, stamattina segna 73,5kg!

 

Alla prossima

Una salita vera

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E’ bellissima Montevecchia, lo sostengo da tempo. Come posto, innanzitutto.

Come salita ciclistica lo è ancor di più. Breve, ma di una intensità notevole, con strappi violentissimi e pochi punti in cui tirar il fiato. Per fortuna è corta. La affronto con i postumi del raffredore che mi ha fermato per un paio di giorni, chiudendola in 11’49”, rientro a casa con un bottino di 55 km e 730metri di dislivello attivo.

La prossima settimana spero di fare una bella escursione altrove inannellando un paio di salite insieme.

 

Alla prossima

Grafici

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Meraviglie della tecnologia. Velocità, potenza e altimetria … di una semplice uscita in bici.

Questo grafico complesso con 3 valori comparati, non si direbbe a prima vista, ma è un’altra maniera di vivere la mia oretta di uscita in bici, in cui vado a Tregasio e torno. Anzi, diciamo che è un modo più interessante per gustarsi il dopouscita, una sorta di diario fatto da un bel software. Ma mentre pedalo nulla mi toglie l’emozione di quella che è la classica sgambatina per non star fermo un giorno.

Più avanti, tra non molto, proverò a pubblicare (e quindi pedalare) salite più impegantive. Anche perchè oggi ho ordinato il pacco pignoni col 28, cioè 3 denti in più rispetto al 25 di serie sulla mia Bianchina, come la chiama il Levriero. Tradotto vuol dire rapporto molto più agile a disposizione, e quindi quest’anno non ho scuse per non fare almeno un paio di salite da scegliere tra il Mortirolo, lo Stelvio, il Gavia, Valcava, ecc. Ma prima occorrerà scendere sotto il muro dei 30′ sull’Alpe del Vicerè, è una questione di principio ormai.

 

Alla prossima