Si poteva andare tutti quanti al mio funerale vengo anch’io no tu no

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Non corro in pratica da un anno, e quando è il mio turno parto a razzo e il belo è che finisco anche fresco. Ma mai sensazione più bugiarda come questa mi era capitata prima d’ora…

Era la giornata dell’amicizia, la staffetta dei diecimila da correre in tre. La lettura dei tempi rende il senso della débâcle atletica, ma la foto rende forse un po’ il piacere immenso dell’aver fatto questa cosa con gli amici. A costo di schiattare, a costo di dover volare in moto per raggiungere la principessa in pre-travaglio da stamattina.

 

La sequenza è levriero, lucky, io

(lo dico soprattutto per UZì…anche se sono certo avrebbe indovinato comunque)

73-76-68

76-77-75

74-84-79

78-83-103

77-86-101

76-88-101

77-89-103

77-82-72

75

Totale 34’21”

Per i curiosi, qui il prequel

 

Alla prossima

 

 

Sotto i quattro

Una piccola parentesi per il momento, ma erano alcuni giorni che il mio fisico me lo chiedeva sottovoce, con discrezione visto l’ingombrante presenza della bici.

Complice la pioggia di stamattina (quindi niente bici) e soprattutto la vista dello stomaco ancora e sempre leggermente prominente (la bici nulla può contro la corsa, su questo punto, è una cosa insopportabile ma è così) nonostante i 73 kg cioè peso minimo da inizio 2013…insomma, infilo in un attimo scarpe da corsa, pantaloncini e maglietta e sono in strada.

Ci impiego i soliti 7-8′ per arrivare allo Stadio dove – dopo un po’ di piegamenti e presa di coscienza che il dolore alle gambe è sopportabile – parto per uno o forse due kilometri, vediamo un po’.

Cerco le sensazioni della bici, quel ritmo zen che mi permette di godermi il passo e il paesaggio, quel ritmo che puoi tenere senza affanno e senza lode per tutta la distanza che intendi coprire, senza arrivare stravolto.

Chiudo il primo kilometro in 3’59”, non male, sono contento, e allora… ma sì non fermiamoci e andiamo avanti per vedere se ha ragione UZì, se la bici cioè mi ha donato in questi mesi un po’ di capacità aerobica in più da sfruttare anche nella corsa, nonostante da mesi non corra.

Il secondo kilometro è speculare, anche se con un po’ di fatica, lo chiudo in 3’59”. Dunque duemila metri sotto gli otto. Sono contento, e credo abbia ragione Uzì. Certo allungare la distanza oltre i duemila metri ora sarebbe un calvario. Quindi si torna a casa, più camminando che correndo, con dolorini dappertutto, per un totale di mezzora tonda tonda.

La corsa è un altro sport. D’altronde se non fosse così si chiamerebbe ciclismo pure lei.

 

Alla prossima

Li chiamano quaranta/venti

Il gioco sta questa volta nel fare 40″ producendo uno sforzo sub-massimale, cui seguono 20″ di recupero attivo, cioè pedalando con tranquillità. Il tutto ripetuto, ma  non so bene quante volte andrebbe fatto…

Io lo faccio per cinque volte in tutto, sulla Canonica-Tregasio, che ha una pendenza media del 3%.

Anche questo metodo pare essere stato mutuato dall’atletica, e rispetto alle SFR francamente mi pare avere un po’ più di senso e utilità, a sensazione.

In realtà però poi, in fondo in fondo, mi sa che c’ha ragione Uzì, sia questa seduta che l’altra mi hanno lasciato per ora solo le gambe molto imballate.

Intanto oggi siccome la seconda borraccia l’ho dimenticata in ufficio, dove da due settimane vado e torno in mtbk, ho dovuto comprare una borraccia nuova, da 800ml, che forse domattina – se il pancione della principessa me lo permette – si va a fare una salita seria…

 

Alla prossima

Le chiamano SFR

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Mutuando dall’atletica un po’ di metodi di allenamento, il ciclismo si è un po’ rinnovato, rispetto a 20 anni fa.

E allora provo queste famose SFR – salita di forza resistente, di cui ho letto bellurie.

A dire il vero oltre ad essere poco divertente non sono neanche convinto che una cosa del genere serva più delle uscite nilly-wlly  – ad cazzum canis)

In ogni caso come si può vedere dal grafico faccio 4 ripetute da circa 1.5 km, pendenza al 5% impostandole col 53×18, cioè un rapportone che mi costringe a stare sotto le 50 rpm -rivoluzioni per minuto … cioè numero di pedalate in un minuto. Si fanno – dicono i guru… rigorosamente da seduti e senza strappare con le braccia, esercitando così solo le gambe. Poi il recupero lo detta il tempo di tornare giù e ripartire. Si tratta di sforzi di poco sotto i 4′ e recuperi di poco meno ancora . Sarei curioso di sapere cosa ne pensa il califfo, semmai passasse di qua.

Intanto il mio compagno di giochi ieri è diventato vecchio, precedendomi di qualche settimana. Auguri e …aspettami che nella nuova categoria MM40 che ora chiano chiano arrivo anch’io.

 

Alla prossima

Su per giù

Ieri Montevecchia in 11’15”, secondo miglior tempo personale dell’anno, dopo il PB ottenuto la settimana scorsa, ma lì ero in versione agonistica, per cui non male.

Poi in serata il principino a suo modo cerca di farsi capire e invoca PippoPippo (un pony che lo ha conquistato giorni fa) unito a ettapapà…ettapapà (in bicicletta con papà). Faccio i calcoli, e mi sparo altri 20 km in mtbk per portarlo sul seggiolino prima dell’imbrunire al Parco di Monza, a vedere i cavalli nel recinto, che però sono mascherati e un po’ lontani…sicché lui li chiama col verso muuuu, scambiandoli evidentemente per un altro tipo di animale, e rimproverandomi no muuuu…pippopippo.

Capisco che è ora di andare a casa, fame e sonno iniziano a condizionare il funzionamento ottimale di occhi, gambe e cervelli. Si è fatta l’ora per telefonare ad un amico, ma lui, ormai MM45 a quell’ora sta festeggiando nel migliore dei modi l’inizio della sua nuova era atletica. Auguri.

 

Alla prossima

Il picco

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Ieri un’oretta secca secca mentre a casa tutti riposano, andare e tornare a fare il test del Panda, cioè la Canonica-Tregasio, siglando un nuovo PB, con 7’19” (3’42” all’intermedio della pizzerai Lipen), nonostante il disagio per la pizza (casalinga, non di Lipen) che era ancora un po’ ferma sulla stomaco.

Uscita che sa di pisciatina del Levriero, è vero, ma devo abituarmi a trarre soddisfazioni anche dal riuscire a fare cose da un’ora sola ti vorrei. Se poi scappa pure un PB … la soddisfazione raddoppia.

 

Alla prossima

Non basta

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Da alcuni giorni ho mollato un po’ la presa sulla bici da corsa e sulla cura dell’alimentazione, sicché lo svacco mi lascia immaginare di essere oltre il picco di forma, che probabilmente c’è stato una o due settimane fa.

Invece la salita di Montevecchia affrontata con UZI’ mi rivela tutt’altro, evidentemente il picco arriva quando un po’ molli, Er Califfo docet.

In vetta a questa bella, tosta seppur breve salita arrivo con 10’59” nuovo PB limando di 30″ netti il precedente, non è poco, si tratta di circa il 5% di miglioramento.

Ma se affronti in bici UZI’  quando lui in gran forma non è sufficiente ottenere quel che potenzialmente sarebbe il quindicesimo tempo del 2013 e il trentesimo di sempre sul sito www.grimpeur.it, perché lui rifilandomi oltre un minuto ottiene il quinto tempo del 2013 e sta addirittura nei primi dieci di sempre.

Non c’è storia dalla prima rampa questa volta, mi pianta in asso dopo i primi 100 metri, e lasciandomi nella convinzione che sta forse esagerando con questo ritmo e se non rallenta tra un po’ mi sa che lo trovo arrancante se non accasciato sul ciglio della strada, in realtà lui si invola in una progressione inesorabile e chiude di poco sotto i 10′. Per essere UzI’ uno che in bici non ci va mai, o quasi mai, non è male, che dite?

 

Alla prossima

Velò

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Devo questa gradevole scoperta all’imbeccata del Levriero, il quale in tempi poco sospetti mi dice fammi un favore, almeno una volta vacci. Io manco lo sapevo ce ne fosse uno attivo a Milano.

Il velodromo che costa un euro ed è dentro al Parco Nord, certo non sarà il Vigorelli di Coppiana memoria, ma mi permette di sperimentarmi in un test di 10km, in cui i primi giri sono in realtà una scommessa sull’equilibrio in curva, non agevole per nulla. Poi prendo la mano, ma ormai il test è compromesso, per cui tentare di avvicinare i 40 all’ora sarà una questione solo del futuro, speriamo prossimo, che sennò poi cala la forma.

Ne vien fuori, per farla breve, con 16.16″, una media di 36,9. Ma a dispetto della media non alta, metto in saccoccia un altissimo gradimento per la nuova esperienza. Sarà il fascino della pista, con qualsiasi mezzo la si percorra?

La prossima volta proverò a girare col passo da 45″, quattro in meno rispetto al mio giro veloce sui 500 metri del percorso, roba tutt’altro che semplice.

 

Alla prossima

 

Lissolata 2013

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Con Uzì stremato dalle 5 ore di camminata del giorno prima in Grignetta, la giornata di oggi mi offre la possibilità di una sfida non prevista che ci porta a pareggiare (2-2) le vittorie negli scontri diretti.

 

Oggi si finisce (probabilmente) la stagione dove tutto era iniziato, l’anno scorso, cioè sul Lissolo.

Parto dicendo a Uzì che vada col suo passo perché oggi mi stacco subito. In realtà sottostimo le mie energie di giornatA, e probabilmente 4 giorni di riposo mi han fatto solo bene.

Mi rendo conto che dopo esser riuscito a tenere la ruota di Uzì nel primo strappo, procedendo col mio passo agile sopravanzo e stacco pian piano Uzì. Che ovviamente mi tiene però a vista.

Dopo poche centinaia di metri infatti ansimante come un cagnaccio mi raggiunge. E attacca.

Io procedo col mio passo e poco dopo lo raggiungo e sopravanzo, riguadagnandogli dei metri.

Lo spirito combattivo di Uzì lo riporta sotto e, raggiuntomi, ancora mi attacca. Ma sento dal suo fiatone che è a tutta. Mi basta allora stargli poco distante e non strafare. Nella rampa finale le sue energie terminano, io ne ho ancora un po’ sicché attacco io questa volta, staccandolo, e giungendo al traguardo in 9’35” (nuovo PB) e con 7″ di vantaggio su di lui.

Ad onor del vero va detto che nella classifica a tempo, dopo le nostre 4 tappe in pareggio, Uzì conduce ancora con 49″ di vantaggio. E probabilmente, con questo vantaggio surgelato termineranno le nostre sfide del 2013.

Ma … mai dire mai.

 

Alla prossima

 

 

La bella, anzi bellissima

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Dopo la prima a me, e la rivincita a lui, tocca giocarsi tutto con la bella!

Mi presento in gran forma stamattina, al top della stagione direi, con 72,5 kg di peso, riposato, allenato … e la temperatura esterna è oltretutto eccellente, fresco e secco, come piace a me.

Anche Uzì mi dice di essere in forma al punto da aver negli ultimi giorni  migliorato alcuni dei suoi PB di corsa in montagna. Ma la bici in pratica la tocca solo quando riesce a raccogliere il mio invito, dunque raramente. Ed è principalmente su questo punto che il gap tra me e lui si è talmente ridotto in questo 2013 da rendere divertenti le nostre sfide: io quest’anno sono allenato in bici (500km/mese da marzo ad oggi) e lui no.

Alle ore 7,45, Pronti via … e il Colle Brianza vede due amici darsi battaglia.

Grafico altimetria

Avevo in mente di temporeggiare almeno per tutto il primo kilometro prima di attaccare, ma il forcing subito accennato da Uzì mi fa immediatamente cambiare idea. Ho paura di patire sotto il suo sostenuto ritmo e non avere più avanti le energie per togliermi lo sfizio di fare quel che sogno da un po’ di giorni: alzarmi sui pedali ed attaccare.

Parto dunque subito sferrando il primo attacco. Uzì non mi segue e gli guadagno dei metri, non pochi mi pare. Lui sale col suo passo… e dopo un po’ mi riprende.

Mi affianca e io riparto.

Stesso film, mi giro lui è un po’ distante…io mi siedo e lui dopo un po’ mi riagguanta.

Segue un terzo e poi un quarto attacco. Identici. E lui col suo passo mi lascia andare per riprendermi dopo un po’. Non gli riesco ad andar via.

Ma questa volta Uzì non si limita ad affiancarmi, si mette davanti e parte col suo progressivo forcing. Decido che è il momento della lotta psicologica, dunque lo affianco io questa volta… e riparto, scattando ancora.

Questa volta però le energie non sono più quelle iniziali.

Dopo avermi raggiunto Uzì poco dopo, ora piano piano allunga ed io faccio fatica a stargli dietro. Decido di andar su col mio passo e tenerlo a vista. Mi arriva a dare 30″ di distacco. Ma lo vedo, è lì e non mi pare brillantissimo.

Ad un certo punto la strada spiana e allora metto il 50 davanti e mulino. Recupero strada a vista, ed arrivo a 12″ da lui, ma la successiva e penultima rampa mi presenta il conto degli sforzi fatti. Si arriva così fino alla fine, dove lui chiude stremato in 12’59”, io 37″ dopo, più stremato di lui, e siglo il mio PB con il tempo di 13’36”, circa un minuto sotto il precedente PB

La gerarchia è ristabilita, Uzì è di nuovo davanti, ma il mio obiettivo di migliorarmi, attaccarlo e giocarmela è ugualmente raggiunto. E con gran divertimento, credo di entrambi, a prescindere dal risultato finale.

 

Alla prossima